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mercoledì 1 agosto 2018

Esopo e il Grillo Parlante trovano la soluzione al problema dell'immigrazione

Parafrasando la favola del leone e del topo, una proposta concreta per risolvere la soluzione....ops volevo dire il Problema dell'Immigrazione.

Immagine correlataRisultati immagini per italiano canottiera birra tvUn italiano sta dormendo. Passa un immigrato clandest
ino e l'italiano vuole buttarlo in mare.
L'immigrato però dice: "Se non mi butti in mare un giorno io ti aiuterò"
Risultati immagini per pomodori schiaviL'italiano gli ride in faccia e poi gli tira un uovo sodo, ma lo lascia andare via, anche se sa che l'immigrato andrà a raccogliere i pomodori a Foggia a 2 euro all'ora, rubando il lavoro all'italiano.
Risultati immagini per disabled old man
Risultati immagini per italiano all'estero stereotipoQualche anno dopo l'italiano invecchia ed è su una sedia a rotelle, chiede aiuto alla sua famiglia ma i suoi genitori sono ancora più vecchi di lui e il suo unico figlio lavora in un bar a Londra perchè è un ragazzo intraprendente che ama viaggiare.
Risultati immagini per fake news immigrazioneChiede aiuto ai suoi amici, ma sono tutti occupati a postare fake news su facebook e non hanno tempo di aiutarlo.
Chiede a degli italiani di occuparsi di lui a pagamento, ma nessuno ha voglia di passare la sua vita a prendersi cura di un vecchio disabile e in più l'italiano sta anche finendo i soldi.

Risultati immagini per invecchiamento popolazioneAllora chiede allo Stato la pensione e l'invalidità, ma non ci sono più giovani che lavorano e pagano le tasse, ci sono solo vecchi che chiedono le pensioni. 

Allora arriva l'immigrato e dice all'italiano:
Risultati immagini per quasi amici
"Io posso aiutarti e stare con te giorno e notte anche se hai pochi soldi, perchè se dormo da te e non devo pagare l'affitto posso mandare tutto quello che guadagno alla mia famiglia che ha speso tutto quello che aveva per mandarmi qui sperando che io potessi aiutarli. Il mio unico desiderio è mandare i soldi a casa per fare studiare i miei fratelli."
L'italiano risponde: "Ma se voi immigrati mandate nel vostro paese tutti soldi che noi italiani vi diamo, noi diventeremo sempre più poveri e voi sempre più ricchi!"

IL LEONE E IL TOPO

Risultati immagini per SLEEPING LION DRAWING
LEONE CHE DORME
Risultati immagini per LION MOUSE
TOPO
UN LEONE STA DORMENDO. 

PASSA UN TOPO E IL LEONE LO PRENDE. 

IL LEONE VUOLE MANGIARE IL TOPO, MA IL TOPO DICE: 

Risultati immagini per LION MOUSE

"PER FAVORE, NON MI MANGIARE, UN GIORNO FORSE TI POTRO' AIUTARE!"

Immagine correlataIL LEONE RIDE E DICE "IO SONO GRANDE E TU SEI PICCOLO; COME PUOI AIUTARMI?"
IL LEONE LASCIA ANDARE IL TOPO SENZA MANGIARLO.


Risultati immagini per LION HOUNTERS DRAWING MOUSE
LEONE NELLA RETE
QUALCHE SETTIMANA DOPO, ARRIVANO I CACCIATORI E CATTURANO IL LEONE CON UNA RETE. 







Risultati immagini per lion and the mouse jerry pinkney
ANIMALI
IL LEONE CHIEDE AIUTO A TUTTI GLI ANIMALI, MA TUTTI GLI ANIMALI HANNO PAURA DI LUI E DICONO: "SE NOI TI LIBERIAMO; TU CI MANGERAI"




Risultati immagini per LION MOUSEALLORA ARRIVA IL TOPO E CON I DENTI TAGLIA LA RETE E LIBERA IL LEONE.
Risultati immagini per lion and the mouse ROPE 
IL LEONE DICE AL TOPO:  

"GRAZIE, MI HAI SALVATO LA VITA!"

Risultati immagini per lion and the mouse ROPE

PICCOLI AMICI POSSONO ESSERE GRANDI AMICI

GUARDA IL VIDEO E ASCOLTA LA STORIA

Per i più bravi, qui potete trovare la spiegazione della favola:
Esopo e il Grillo Parlante trovano la soluzione al problema dell'immigrazione

martedì 5 marzo 2013

La regina contadina

Questa mattina mi è tornato in mente un sogno che avevo fatto forse 7 anni fa, quando ancora non sapevo se avrei realizzato il mio sogno di vivere con Ale e fare dei bambini con lui in una grande casa in mezzo alla natura circondati da amici bambini e animali.


Mio padre convocava me e mio fratello a tavola perchè doveva dirci qualcosa di molto importante. Dopo un lungo preambolo in cui presentava il nostro albero genealogico fino ai cugini di quinto grado, dei quali egli stesso aveva ignorato l'esistenza, ci annuncia che secondo questi studi, lui è il consaguineo più vicino del Re di Silea, deceduto da pochi giorni, ragione per cui gli è stato offerto il trono.
Mio padre estrae un atlante e ci mostra un fazzoletto di terra a est, verso la Russia. Il territorio è prevalentemente montuoso, quasi interamente coperto dai boschi, la popolazione è composta principalmente da contadini e artigiani. Si tratta di un paese molto povero, esserne re non implica nessun vantaggio economico, ma solo la responsabilità di coordinare economia e giustizia.

domenica 3 marzo 2013

Attenta a quello che desideri, potrebbe realizzarsi

Guarda, lo vedi quel castello? E li' accanto la scuola, poi li' dietro l'ospedale e la comunita' per disabili? E poi quel parco con il laghetto? Li ho fatti costruire io.
E pensare che fino a pochi anni fa qui c'erano solo campi incolti e catapecchie.
Da non crederci, eh?

 

Lo vedi questo lavandino? E i pavimenti, i vetri, la tavola da sparecchiare?
Li ho lavati e riordinati io in questi anni.
E pensare che fino a poche ore fa qui era tutto pulito e in ordine.
Da non crederci, eh?


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Pronto Biancaneve? Sono Cenerentola! Lo sai che il Principe ha detto che vuole sposarmi? Sono cosi' emozionata! E tu come stai col tuo principe?....pronto?....Biancaneve, ci sei? mannaggia, e' caduta la linea...

 
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- Cenerentola! Ma che cosa e' successo qui?

venerdì 21 dicembre 2012

L'Amore Nuovo e l'Amore Antico

,

Si dice che il sonno porta consiglio, a me invece spesso porta consiglio la veglia, specialmente quel momento in bilico tra il sonno e la veglia, come per esempio quando si sta male che non si riesce a dormire per i brividi di freddo e il maldipancia e il malditesta e il maldiossa e il maldivita. Specialmente se si ha la benedizione di sopravvivere perchè ci sono due braccia terapeutiche ad accogliere e scaldare come si fa coi neonati. E allora quando si pensa che se non ci fossero quelle braccia probabilmente si morirebbe, le cose si mettono in ordine e da quel calduccio e da quella verità resa semplice dal fatto di essere così vicino all'osso, si può iniziare a raccontare una storia che guarisce e cura.

C'era una volta una casa grande e spaziosa, piena di porte e finestre, luminosa e moderna, dove il cibo si cucinava da solo e la polvere si spazzava da sola, le luci si accendevano e si spegnevano da sole quando sentivano qualcuno entrare in una stanza e tra persone non era necessario parlarsi perchè c'era tutto un wi-fi telepatico. Era la Casa dell'Amore Nuovo, gli amanti potevano entrarci e uscirci a piacere, anzi, potevano entrarci con chi volevano e uscirci con chi volevano, o anche soli, oppure starci dentro con più persone contemporaneamente perchè chi entrava lì sapeva che il tempo e lo spazio in realtà non esistono.
In quella casa non c'era posto per la Delusione perchè non c'era nessuna aspettativa, ciascuno donava e prendeva ciò che desiderava senza chiedere niente. Non c'era posto per la Gelosia perchè l'amore non diminuisce se si amano più persone, ma al contrario, si accresce. Non c'era posto per la Paura e la Tristezza perchè tutto quello che avviene ha un senso e tutto è meraviglioso. In quella casa tutti erano liberi e, naturalmente, meravigliosamente Felici.

martedì 31 luglio 2012

Il pane stregato e la regina di Sagliano



Un tempo qui a Sagliano c'era un castello, ancora adesso si possono scorgere le rovine delle sue mura inghiottite dalle piante e mimetizzate tra le rocce giallastre di queste zone, seguendo un sentiero sepolto tra le ortiche e arrampicandosi su uno stretto sentiero a strapiombo sul vuoto si può giungere dove forse un tempo si trovava la sala reale, o la camera della regina, si intuisce una porta, una radice di torre.
La Regina di Sagliano veniva ogni giorno proprio qui, dove ora sorge questa Osteria che offre riparo ai viandanti e dove un tempo c'erano un mulino e un forno. Il forno, ricostruito in tempi recenti, si può ancora vedere, è quello che c'è nell'altra stanza. Ma è da molti secoli che non si riesce a cuocere il pane qui perchè pare che un'antica maledizione lo impedisca.
Per questo vi ho invitati a Sagliano oggi, perchè abbiamo bisogno del vostro aiuto.

domenica 19 febbraio 2012

Il corvo, la volpe e il Ciuccio



Sceneggiatura per un spettacolo da fare all'ospedale o sul vasino.

Storia inventata all'ospedale, dove hanno fatto 8 lastre al braccio della Mimmi per scoprire che effettivamente era rotto e ogni volta che le mettevano il braccio sul tavolo per la radiografia lei gridava e le cadeva il ciuccio e bisognava sciacquarlo.

NARRATORE: Un giorno un corvo trovò un ciuccio rosa che una bambina aveva lasciato nel bosco perchè ormai era grande. Tutto contento lo mise in bocca e volò su un ramo.
(CORVO - MIMMI prende il ciuccio e lo cuccia soddisfatta)
NARRATORE: Passò di lì una volpe che avrebbe voluto avere il ciuccio e cominciò a dire così:
VOLPE JONAS: "Ma come sei bello, corvo! Ma come sei cicciottino! Ma come sei rosa!"
(CORVO MIMMI sorride vezzosamente reclinando il capo con falsa modestia)
VOLPE JONAS: "Certo, se sapessi anche gridare molto forte saresti proprio perfetto!"
NARRATORE Il corvo vanitoso gridò con quanto fiato aveva in gola e il ciuccio cadde nella bocca della furba volpe...Mimmi, non vale tenere il ciuccio con la mano!

 appena la volpe Jonas prende il ciuccio, il corvo Mimmi scende dal ramo-vasino e lo insegue strillando
Sull'argomento:
altri spettacoli per bimbi attori
altre fiabe e storie per grandi e bambini

mercoledì 28 dicembre 2011

fiaba collettiva


Anni fa su un forum di gente in ricerca abbiamo scritto una fiaba collettiva. La proposta era mia, hanno iniziato gli altri. Ma nessuno aveva il coraggio di infrangere l'idillio creato e così a una certo punto sono intervenuta io con la prepotenza che mi caratterizza, tanto che poi alla fine le ultime puntate sono tutte mie.

Ringrazio Stefano, Fox, Ester e Jane- dei quali conosco solo il primo- per aver scritto con me questa storia e chiedo il permesso di pubblicarla qui. 


mercoledì 2 novembre 2011

La prima storia di Giulia

C'ela una volta una pincipessa e poi...
aveva male zampa e allora ...pende un coltello
e poi...va dal le.
C'ela una volta un cacciatoe e poi potta la canne al le.

note al testo:
le= re
canne= carne

martedì 25 ottobre 2011

Il drago delle ciambelle

 Per festeggiare i quattro anni, Jonas ha scritto una sceneggiatura e costruito una scenografia con l'aiuto della superbambinaia Claudia-grazie-di-esistere e di Giulia (che adesso non si fa più chiamare Mimmi perchè ha due anni e non è proprio grande ma diciamo che è "un po' piccola e un po' grande")


backstage: la vestizione della principessa (prossima a cadere al suolo per il sonno) e la scarpetta perduta del cacciatore.(il fucile l'ha costruito Ale)

lunedì 22 agosto 2011

Il Grande Guerriero e il Piccolo Nemico

(per il mio bambino malato, per i miei bambini con la febbre entrambi che vogliono stare entrambi in braccio bollenti in pieno agosto, per chi è alle prese con bambini impegnativi -nati o sognati- o con altre sfide- piccole o grandi-, per chi ancora crede nella Sfiga, per chi si chiede “perchè proprio a me?” solo quando succede qualcosa di spiacevole e mai quando capita qualcosa di bello, per chi crede che io abbia il copyright sulla mia visione della vita e per chi invece mi sa dire a quale filosofia o religione si può ascrivere questa concezione)

C’era una volta un Grande Guerriero Senza Macchia e Senza Paura, che aveva sconfitto orchi, draghi e mostri di ogni sorta con la sua straordinaria forza e il suo coraggio.
Una notte gli venne annunciato in sogno che avrebbe dovuto combattere con un nemico più potente di lui. Il Grande Guerriero era contento perchè finalmente avrebbe potuto confrontarsi con un degno avversario: preparò le sue armi e la sua armatura e attese.
D’un tratto però si rese conto che la testa gli girava, le ginocchia cedevano, una grande stanchezza si impossessava di lui e avvertiva dolori al ventre, ai muscoli, alle ossa. Il Grande Guerriero cercò di non farci caso, di resistere, di reggersi in piedi...ma le armi gli scivolavano di mano e la vista si appannava, tutto girava intorno e cadde al suolo.
Anche da sdraiato continuò a lottare, con tutte le sue forze, ma il Piccolo Nemico era davvero più potente di lui e per la prima volta in vita sua il Grande Guerriero ebbe paura di non farcela.
“Chi sei?! Che cosa vuoi da me?!” gridò spaventato cercando invano di stringere i pugni.
Il suo corpo fu percorso da un tremito...qualcosa, qualcuno di molto piccolo stava ridendo dentro di lui: “Non hai mai fatto questa domanda ai nemici che hai sconfitto facilmente, eh? Perchè d’improvviso sei così curioso? Vuoi forse che ti sveli come sconfiggermi?”
Al Grande Guerriero non piaceva essere deriso, se avesse avuto la solita energia avrebbe spiaccicato quell’insolente, ma la sofferenza lo rendeva mansueto e sibilò tra i denti ”Sì, voglio sapere come sconfiggerti, dimmelo subito!”

domenica 24 luglio 2011

Il cerchio della vita

AcquaCheScorre cullata sospinta
un'onda più forte
la spinge fuori dal sonno

chiarore in bilico sulle tenebre

bacia tra le scapole
il calore dell'uomo
accanto addormentato
senza svegliarlo

l'onda la raggiunge ancora
le ordina di alzarsi
una forza dal fondo
bruciore di ferita profonda
che la piega


domenica 12 giugno 2011

Storia a due voci

In auto


Jonas: "Mimmi, vuoi che ti racconti una storia?"
Mimmi "cì!"
Jonas: "C'era una volta..."
Mimmi "pece!"
Jonas: "un pesce?"
Mimmi "cì!
Jonas: "Va bene: c'era una volta un pesce..."
Mimmi "Tieno"
Jonas: "Pieno? Pieno di cosa?"
Mimmi "cacca!"
Jonas: "Va bene, c'era una volta un pesce pieno di cacca, che andava...."
Mimmi "male!"
Jonas: "...che andava nel mare"
Mimmi "Pina: Male!"
Jonas: "Si pungeva con una spina e si faceva male?"
Mimmi "cì!"
Jonas: "e poi incontrava..."
Mimmi "Mimmi! papà!"
Jonas: "Incontrava la Mimmi e il papà?"
Mimmi "cì!
Jonas: "Incontrava la Mimmi e il papà che gli toglievano la spina e con la spina lo bucavano e usciva tutta la cacca. Ti è piaciuta?"
Mimmi "Cì!"


sabato 5 febbraio 2011

Storia di grandi spaventati e di un bambino felice

Questa è la storia che una mamma si sta inventando giorno per giorno, arrampicandosi talvolta sui vetri, per spiegare al suo bambino di tre anni le strane prove che deve superare mentre i medici lo rivoltano come un calzino per capire come mai abbia dei linfonodi ingrossati sotto la mascella

C’era una volta un piccolo linfonodo che viveva sotto la mascella di un bambino. Una mattina sentì delle grida di allarme “che cosa succede?” chiese “non si sa, c’è stata un’invasione, qualcuno è entrato e si è nascosto da qualche parte qui intorno, bisogna difendere il bambino!”
Allora il piccolo linfonodo disse “IO lo difenderò!”
“Ma che cosa vuoi fare tu? Non vedi che piccolino che sei?”
Il linfonodo non si lasciò scoraggiare e chiese che gli venissero portati 10 piatti di pastasciutta, 5 forme di formaggio, 4 pizze, 7 brioche, 3 uova di cioccolato e un cucchiaio di cereali con le verdure per fare piacere a sua madre. Con questa dieta crebbe molto velocemente e divenne grande grosso e muscoloso.
Era così incredibile che tutti volevano toccarlo per vedere se era proprio vero, quasi ogni giorno nonni, nonne, mamme, papà, medici, pediatri, infermieri, amici e parenti volevano toccare con mano quel forzutone. Una signora vestita di bianco che aveva un elefantino di plastica, un bambolotto e una pupazzo che suonava, guardò tutto il bambino da capo a piedi davanti dietro sopra e sotto, poi gli guardò in bocca ma non trovò niente, allora disse al bambino di bere una pozione magica bianca e dolce per aiutare il linfonodo a combattere contro quel nemico misterioso e soprattutto gli regalò la spada di legno con cui gli aveva tenuto giù la lingua durante la visita. Prima di prendere la pozione magica però un altro signore vestito di bianco si mise a guardare e guardare le braccia del bambino, gli mise un braccialetto sopra il gomito - ma era di un brutto colore giallastro e per di più era troppo stretto - poi tirò fuori una
farfallina verde con un gran pungiglione che punse il bambino e si prese del sangue per vedere come mai il piccolo linfonodo si fosse preparato alla guerra.
La farfallina (la prima di una lunga serie) non trovò niente e così il bambino si prese quella pozione magica che però non era così dolce come sperava…


venerdì 3 dicembre 2010

La crisi del settimo anno

Questa fiaba l'ho inventata per Jonas (nella versione per bambini naturalmente si racconta solo il primo finale)
L'ho raccontata ad Ale che mi ha chiesto "ma perchè, noi stiamo insieme già da sette anni?" "se si contano tutti gli anni complessivi forse siamo già a nove, ma siccome in mezzo c'è stata una pausa di cinque anni, io direi che il conteggio si azzera e quindi siamo a malapena a quattro. Certo, la crisi del settimo anno è ancora abbastanza lontana ma tu sai che io amo fasciarmi la testa prima di essermela rotta!"
Prima di raccontarla ho specificato che è la storia di un uomo e della sua sposa ma potrebbe anche avere i ruoli invertiti.
Poi alle 5 del mattino - che per buffi motivi mi trovavo sveglia fra tre russatori folli - mi sono messa inventarmi la versione invertita: "Lo sposo cavallo". Quella è solo per adulti.

La sposa cigno
Una volta un giovane re che stava andando a caccia vide 7 cigni che si posavano vicino a un laghetto.
Si nascose per prendere la mira ma i cigni si tolsero le piume ed apparvero 7 magnifiche fanciulle che si misero a nuotare e scherzare. In silenzio lui rubò uno dei vestiti di piume e si nascose di nuovo.
Le ragazze uscirono dall'acqua, ripresero l'aspetto di cigni e volarono via. Tutte, tranne una.
"Sono stato io a rubarti il vestito perchè voglio che tu rimanga con me e diventi la mia regina"
"Va bene- rispose lei- ma a un patto: ogni giorno mi devi amare un po' di più del giorno prima. Se tra sette anni il tuo amore sarà minore di quello che provi adesso per me io me ne andrò".
Il giovane accettò, certo che l'avrebbe amata ogni giorno di più.
E così fu: ogni giorno scopriva le qualità di sua moglie, il modo in cui cantava, danzava, rideva ed ogni giorno l'amava di più. Fecero dei bambini e il loro amore continuava a crescere.
Ma col passare del tempo le doti della donna-cigno non lo meravigliavano più così tanto e il suo amore smise di crescere e cominciò lentamente a diminuire.
La mattina del settimo anno si svegliò e non la trovò più.
Il vestito di piume era sparito.
Disperato si mise a vagare chiedendo a tutti dove dimorassero le donne cigno, finchè una vecchina gli rivelò che erano figlie del Re dei Neri Paesi di Dietro.
Così andò dal Re dei Neri Paesi di Dietro e gli chiese di riavere sua moglie.
"Potrai riprenderla se supererai queste prove: bendato e legato a un albero dovrai ascoltare le mie sette figlie cantare e tra loro dovrai riconoscere tua moglie".

lunedì 9 agosto 2010

Donne che corrono coi pupi e la Madre Mannaggia

Dedicato alle amiche mamme e alle amiche che hanno letto, stanno leggendo o dovrebbero leggere “Donne che corrono coi Lupi”: in questo agile opuscolo di 5 kili Estes Pilker o come si chiama, un po' messicana o giù di lì, un po' slava non ricordo di dove, un po' junghiana qualunque cosa ciò significhi, un po' contadora o come si dice e molto femminista, racconta fiabe della tradizione popolare dentro le quali è ancora possibile rintracciare la saggezza delle Antiche Madri, la sapienza femminile affidata alla trasmissione orale da donna a donna. L'idea di base è -semplificando un po'- che ognuna ha dentro di sé La Donna Selvaggia, che va rispettata, ascoltata, difesa, nutrita, fatta esprimere, per poter avere una vita piena come donne e come esseri umani.
(anche i maschi potrebbero avere bisogno di un libro analogo a mio avviso, ma nessuno l'ha mai scritto perchè chi cavolo se lo leggerebbe? Del resto un uomo con un animo sufficientemente sensibile può leggere “Donne che corrono coi lupi” traendone insegnamenti utili, se riesce a mandare giù il tono femminista – ma non antimaschile - che però era congruo con il contesto storico del tempo).

Dopo questa premessa doverosa, posso raccontarvi che ieri ho conosciuto di persona un altro aspetto della Donna Selvaggia: la Madre Managgia.

lunedì 5 luglio 2010

L'Amore e le draghestreghe

PRIMA PARTE
La Lisetta



1. La torre

C'era una volta un re
che aveva tre figliole
Lisetta, la più piccola,
era bella come il sole.
Ma la regina morì
e il re una strega sposò,
fece un'altra figlia
e Zagra la chiamò.

La strega aveva un falcone magico che volava così rapidamente da poter vedere anche nel futuro.
Quando nacque sua figlia Zagra, la strega interrogò il falcone per sapere quale fosse il destino della sua amata bambina e quello delle tre figlie del re.

mercoledì 30 giugno 2010

Fiabe brutte e cattive per non far dormire i bambini

Quando penso le attività per l'antologia provo sempre a immaginarmi come le svolgerei se fossi un ragazzino delle medie. A volte mi lascio prendere dall'entusiasmo e alle 6 sel mattino, se dopo aver allattato non riesco a riaddormentami, mi metto a svolgerli in modo approfondito. Nel caso che segue l'attività era raccontare una fiaba ribaltata (naturalmente non sono adeguate ai bambini) 

Senzacappuccio


C'era una volta una bambina che non voleva mai mettersi nè cappelli né foulard in testa e per questo la chiamavano Senzacappuccio. Un giorno sua madre preparò un cestino pieno di leccornie e Senzacappuccio le chiese: “Lo porto alla nonna?” “A quella vecchia ingorda tu non porti proprio niente, questo l'ho preparato per me e le mie amiche, tu fai pure quello che vuoi e in bocca al lupo!” Detto questo la madre uscì. La bambina rimase pensierosa... voleva assolutamente obbedire alla mamma e si chiedeva come avrebbe fatto ad entrare in bocca a un lupo. “L'unica soluzione è andare a cercare un lupo!” gridò poi, soddisfatta per la sua illuminazione, e si diresse sicura nel bosco. Di lì a poco incontrò un lupo che dormiva. “Scusi signor lupo, posso entrare nella sua bocca?” “Eh? Chi? Cosa?- bofonchiò l'animale destandosi- che cosa vuoi bambina? Lasciami in pace, ho mangiato fin troppo e non sono ancora riuscito a digerire, ho la pancia così piena che mi sembra di scoppiare!” Si girò dall'altra parte e ricominciò a dormire. Ma Senzacappuccio non si diede per vinta e tanto fece tanto disse che il lupo esasperato si alzò e se ne andò. Ma la bambina continuava a seguirlo e a pregarlo, la povera bestia cominciò a correre finchè non si trovò davanti alla casetta delle nonna di Senzacappuccio, si precipitò dentro ansimando sperando di aver seminato la bambina. La nonna lo accolse con un sorriso: “Bene bene, mi stavo appunto chiedendo cosa potessi mettere in pentola per il mio brodo” scuoiò il lupo, che era ormai senza forze, e lo infilò nella pentola, poi si avvolse nella sua pelliccia perchè era molto freddolosa. In quel momento entrò di volata Senzacappuccio che esclamò “Ah, eccoti caro lupo! Adesso posso entrare nella tua bocca?” “Ma certo, bella bambina” ringhiò la nonna cercando di camuffare la sua voce (perchè sapeva che sua nipote era molto miope ma non era mica sorda!) Senzacappuccio si avvicinò e osservò “Che zampe poco pelose che hai!” “E' perchè ho corso tanto nel bosco per farti questa bella sorpresa” “E che pochi denti che hai” “eh, sai, è l'età! - sospirò la nonna travestita da lupo – per questo ho messo su questo bel pentolone per cuocerti e farti diventare morbida morbida prima di metterti in bocca” e così dicendo afferrò la nipotina e la ficcò così come era nel pentolone, tanto non doveva neanche preoccuparsi di toglierle il cappuccio. Quando la vecchia ebbe cucinato e mangiato tutto sentì bussare alla porta. “chi è?” “Salve signora, sono della protezione animali, è stato avvistato un povero lupo inseguito da una bambina. Per caso si è rifugiato qua dentro?” “Qua dentro...? No, ma va, non mi pare, cioè me ne sarei accorta, non crede?” rispose la nonnina ridendo nervosamente mentre cercava con il piede di nascondere la pelle del lupo sotto il tavolo. Ma l'uomo notò i suoi movimenti e guardò sotto la tovaglia. “una pelliccia di lupo! Signora, lei merita la morte!” e con il primo coltello che gli capitò sottomano sventrò la vecchia. Immediatamente il lupo uscì fuori dalla pancia, si rinfilò la pelliccia e se ne andò maledicendo tutti gli umani. Anche Senzacappuccio sbucò fuori dalla nonna squartata ma l'uomo le disse “ Brutta importunatrice di animali, non provare a uscire di lì!” e così dicendo rificcò dentro la bambina, prese l'ago e i fili da ricamo della nonna e ricucì il taglio che aveva fatto. Poi soddisfatto se ne andò.

Alot-nerenec, ovvero, Cenerentola al contrario 

 C'era una volta una bambina molto brutta e maleducata, che si chiamava Alot-nerenec. Sua madre la viziava e la trattava come una principessa, a differenza delle sue belle e generose sorellastre che venivano trattate come schiave. Un giorno arrivò l'invito per la festa che il figlio del Re aveva organizzato per scegliere una sposa a suo padre. Alot-nerenec non voleva assolutamente andarci “Quelle feste sono così noiose! E poi io non so ballare! Ma sopratutto non vorrei mai sposarmi con il Re!” Sua madre fece di tutto per convincerla ma lei fu irremovibile. Poi di improvviso udì una vociaccia che la chiamava, era la sua fata matrigna che le disse: “Vai al ballo e io ti prometto che ti farò diventare così brutta che il Re non vorrà mai sposarti, ma non provare a tornare a casa prima di mezzanotte, se no sarai nei guai.” Rassicurata, Alot-nerenec accettò di andare al ballo, ma aveva così tanti brufoli e puzzava così tanto che nemmeno sua madre la riconobbe. Il Re volle ballare con tutte le donne invitate, ma quando toccò a Alot-nerenec la trovò così ributtante che le ordinò di uscire subito dal suo palazzo. Lei non se lo fece dire due volte perchè era già da un po' che sbadigliava. Scendendo le scalinate di cristallo con i suoi zoccolacci di ferro ruppe un gradino, ma non ci fece caso. Nel frattempo il Re si era innamorato di tutte e due le sorellastre, però entrambe, essendo buone e generose, avevano deciso di fuggire di nascosto per permettere all'altra di sposare il Re. Quando il Re vide sparire contemporaneamente le sue due amate, si precipitò giù per la scalinata per inseguirle, ma infilò il piede nel gradino rotto e si stortò una caviglia. Imprecando il Re decise che avrebbe trovato ad ogni costo quella befana che aveva spaccato la sua scalinata, tanto era facile, bastava trovare una persona con i piedi così grossi da poter infilare zoccoli di ferro tali da fare un buco di quelle dimensioni nel cristallo. Intanto Alot-nerenec era arrivata a casa. “Che ore sono?” le chiese la solita vociaccia della fata matrigna. “Oh, caspita, sono le 11.40!” gridò la ragazza e in quel momento tutti i topi della casa di trasformarono in cavalli, e tutte le zucche dell'orto in carrozze. In un attimo Alot-nerenec si ritrovò bella e profumata più delle sue sorellastre e cominciò a piangere disperata: “Se il re mi vede così sicuramente vorrà sposarmi! E io non voglio sposarmi!” La mattina seguente in ogni casa arrivò un banditore reale che ordinava a tutte le donne di presentarsi al palazzo perchè il Re cercava la proprietaria di uno zoccolo di ferro per tagliale la testa. La madre di Alot-nerenec le disse:“ Figliola, vai anche tu a mostrare la tua innocenza, così il Re avrà l'occasione di conoscerti e sicuramente si innamorerà di te”, prese sua figlia e la portò di peso al palazzo insieme alle due sorellastre. Alot-nerenec fece appena in tempo a prendere il suo zoccolo di ferro sperando che con quello avrebbe convinto il re a non sposarla. “Gli farò sapere che ero io quella ragazza mostruosa della festa e che sono stata io a rompere la scalinata -pensava- e se non riuscirò a convincerlo della mia colpa e vorrà comunque sposarmi per la mia bellezza lo colpirò con lo zoccolo.” Ma grazie al cielo, appena le quattro donne giunsero davanti al portone, l'incantesimo della fata matrigna si dissolse e Alot-nerenec tornò brutta come al solito ( non così brutta come alla festa, ma quasi). Il Re si illuminò quando vide le due sorellastre e propose ad entrambe di sposarlo, le ragazze acconsentirono perchè in tal modo nessuna delle due avrebbe fatto soffrire l'altra e il Re era così felice che gridò “Fuori di qui tutte voi altre donne! Non mi importa niente di scoprire chi ha rotto la scalinata coi suoi zoccolacci, andate via tutte!” Così Alot-nerenec se ne tornò contenta a casa e restò zitella tutta la vita senza dover più sopportare feste noiose a palazzo.

  
 Le seguenti le avevo pensate ma non scritte...se qualcuno vuole cimentarsi: prego....
- Nerofumo e i sette giganti 
- Hansel e gretel e la casetta di cacca

martedì 22 giugno 2010

il ricamo incompiuto

ripescando dai testi del guatemala aggiungo una fiaba, ma lascio l'introduzione


Oggi ho fatto il mio primo acquisto da turista: una tela di 20 centimetri azzurra con linee verticali marrone rossiccio e ricamati in lana una miriade di uccelli di tutti i colori che chiacchierano e trillano, si chiamano svolazzano gorgheggiano tra le foglie.
La vecchietta intagliata di rughe pittoresche mi guardava con gli occhi umidi e pigolava “Compr! Compr!” porgendomi una tela bianca con un quetzal, il petto rosso e le piume lunghe verdi come il suo parrucchino punk stile pom pom. Era un bel lavoro, ma non molto espressivo “no, grazie, signora, mi spiace...abbiamo i soldi contati per il bus...non posso” me ne mostra un altro analogo. “no, mi spiace, grazie, prego scusi...” e’ difficile dire di no a queste nonnine che si cavano gli occhi ricamando uccelli per i turisti.
Me ne sto andando quando con la coda dell’occhio sento tutto un frullare d’ali e cinguettii. Era la tela azzurra. Le righe marroni sembravano una gabbia, ma gli uccelli erano ricamati sopra quindi erano fuori dalla gabbia...o forse ero dentro io con loro. Raschio il fondo del borsellino chiedendo un aiutino a Cristina e mi porto via la mia musica arrotolata.
La sera la ascolto ancora un po’.
Uno con la coda lunga non ha il becco...l’avevo notato subito. Potrei aggiungerlo io...
hey, e a questo manca un dito! Sbadata la nonnina...!
Quest’altro sembra gli manchi una piuma...
Piu’ guardavo e piu’ notavo che nonostante la minuzia con cui era stato ricamato ogni particolare, sempre mancava qualcosa...
Allora ho capito:
Gli uccelli sembravano talmente veri che se li avesse completati sarebbero diventati vivi fuggendo dalla tela!
Io lo so perche’ conosco la storia di una ragazza a cui avevano insegnato che nei suoi ricami doveva sempre lasciare un pezzetto incompiuto ...
Quando avevo 19 anni ne avevo scritto una versione estremamente contorta. Se la leggevi dall’inizio non si capiva bene, poi quando la si leggeva dall’ultima riga all’inizio si recuperava il filo cronologico e si capiva ( cioe’, SECONDO ME, si capiva)
Mi era piaciuto scriverla perche’ era come salire e scendere col telaio e a volte il cervello mi si annodava quando guardavo dietro al suo significato, il rovescio pieno di nodi intricati e mi chiedevo perche’ cavolo mi stava nascendo un tale racconto.
Ora vi presento una versione da ventiquattroanni, crono-logicamente ortodossa. Nella prima parte prendo spunto da quel paleoracconto, la seconda parte e’ odierna, nata appartentemente dal nulla con la velocita’ con cui si rievoca un ricordo

“C’era una volta una ragazza che viveva in cima a una torre molto alta. Passava le giornate a ricamare ed era bravissima, ma lasciava sempre un particolare incompiuto...cosi’ le avevano insegnato, perche’, diceva sua nonna, la perfezione non e’ di questa terra e noi dobbiamo ricordarcelo.
Solitamente ritraeva animali, piante o paesaggi, ma un giorno, mentre stava ricamando un cavallo, penso’ che ci sarebbe stato bene un cavaliere.
Ci stava molto bene, infatti e le venne molto bene, naturalmente.
Cosi’ bene che se ne innamoro’.
Passava la notte a guardarlo e lo sguardo continuava a caderle sul lobo dell’orecchio, che aveva lasciato incompiuto.
E’ un vero peccato, penso’, lasciarlo cosi’...e aggiunse il punto mancante.
In quel preciso momento il giovane la guardo’ negli occhi e scese da cavallo.
Lei sobbalzo’ spaventata, ma lui la prese tra le braccia e lei si senti’ la donna piu’ felice del mondo.

I due vivevano d’amore e d’accordo, nessuno usciva mai dalla torre perche’ se avevano fame lei ricamava una pizza e se la mangiavano, se volevano andare a fare un giro lei prendeva uno dei suoi lavori incompiuti e bastava che aggiungesse un punto perche’ il paesaggio prendesse tridimensionalita’ intorno a loro.
E ogni volta che lei creava qualcosa lui si rallegrava e la baciava con passione.
Un giorno il giovane si avvicino’ alla porta della stanza e chiese “Cosa c’e’ li’ dentro?”
“Niente di interessante, le stesse cose che ci sono qui, ma meno belle.”
“Voglio entrarci!”
“Non puoi.”
“E perche’?”chiese lui stupito.
“Perche’ poi non torni piu’ da me.”
“Non dire sciocchezze, vado a vedere e torno.”
Ma lei scoppio’ in singhiozzi cosi’ disperati che lui corse ad abbracciarla e non parlo’ piu’ della porta.
Pero’ continuava a pensarci e un giorno che lei si era addormentata su una amaca di fiori nel tramonto eterno che faceva da sfondo romantico alle loro giornate d’amore, lui decise di aprire la porta, solo per dare un’occhiatina.
Si trovo’ davanti delle scale a chiocciola che percorse fino a trovarsi difronte a una altra porta piu’ grande.
La apri’ e dentro c’era una strada, e case e il cielo e gente, voci, rumori, tutto si muoveva, pure le nuvole. E il sole scaldava.
E il vento gli accarezzava la pelle.
Fuori c’erano altre persone come la ragazza che conosceva lui, ma avevano i capelli ricamati di colori diversi, alcune erano piu’ alte, altre piu’ rotonde...erano tutte bellissime.
Una di queste, con dei lunghissimi capelli neri gli si avvicino’e gli sorrise: “Da dove venite bel cavaliere?...avete viaggiato molto? Volete bere dell’acqua fresca?”
In quel momento la tessitrice si sveglio’ e non trovo’ accanto a se’ il suo amore.
Lo chiamo’, lo cerco’ tra le tele sparse...niente.
Allora si affaccio’ alla finestra e lo vide vicino alla fonte che stava baciando una ragazza con dei lunghissimi capelli neri.
Folle di odio incomincio’ a ricamare un drago terribile e sul davanzale termino’ l’ultima lingua di fuoco che usciva dalla sua bocca.
Il mostro balzo’ fuori e si getto’ sul giovane ruggendo. Gia’ lo aveva afferrato e stava per staccargli la testa quando la tessitrice si rese conto di quel che aveva fatto e rapida straccio’ in due la tela che raffigurava il drago, il quale si dissolse nel nulla.
Poi ella scese correndo le scale
“Ti sei fatto male? - chiese preoccupata al suo uomo.
“No, no, tutto bene.” Rispose lui frastornato.
“Ti odio. Non mi toccare!”disse lei allora.
“Ma....? ma...cosa ti ho fatto?” balbetto’ lui
“Cosa hai fatto mi chiedi?! Ti ho visto che baciavi quella la’!”
“Ah, quella ragazza? Ma lei e’ stata molto gentile con me, mi ricordava un po’ te, mi ha offerto dell’acqua e per ringraziarla l’ho baciata come faccio con te.”
“Vabeh, ti perdono, ma non devi uscire mai piu’!”
“Ma perche’? Io voglio conoscere questo ricamo cosi’ vasto e movimentato, voglio conoscere altri paesaggi, animali e ragazze...”
“Allora vattene! VATTENE! Non ti voglio vedere mai piu’!” strillo’ lei corse nella sua torre
chiuse il portone a tripla mandata scoppio’ in lacrime.
Lui busso’ busso’, poi penso’ che forse in effetti se proprio lei non gli apriva lui non ci poteva fare niente e tanto valeva andare a scoprire questo nuovo mondo.
Lei piangeva piangeva e quando trovo’ il ritratto del cavaliere fece saltare con l’ago un punto del lobo dell’orecchio, poi accartoccio’ il panno e lo getto’ in angolo.
Lui, gia’ in bosco lontano, lancio’ un grido.


* * *

Molti anni dopo, lei stava iniziando un ennesimo ricamo, ma non l’avrebbe terminato, in tutti quegli anni non aveva mai piu’ concluso un lavoro, neanche arrivava a meta’ e lo lasciava in un angolo.
D’un tratto le parve che qualcuno bussasse al portone.
Scese le scale e ando’ ad aprire, fuori era buio. C’era un uomo con una lunga barba, avvolto in un mantello col cappuccio.
“Ho saputo che fate ricami prodigiosi.” Disse l’uomo.
“Ora non piu’. Buona notte.” Rispose secca lei e stava per chiudere il portone.
“Ma non potreste mostrarmi alcuni vostri lavori? Sono venuto fin qui apposta da molto lontano e non so dove andare a dormire!”
“Mi spiace, non faccio niente che valga la pena vedere e comunque non mostro mai quello che faccio. Adesso vado perche’ devo lavorare.”
“Ma gia’ e’ scuro, rovinereste i vostri begli occhi a lavorare al buio!
Se non volete farmi entrare, almeno permettetemi di discorrere po’ qui con voi, sul portone.”
Lei esito’. Perche’ esitava?
Forse le stava interessando quell’uomo incappucciato?
No, non c’era pericolo, lei sapeva che non si sarebbe mai piu’ innamorata perche’ aveva sofferto troppo.
L’uomo inizio’ a raccontarle dei suoi viaggi in giro per il mondo e lei resto’ ad ascoltarlo in silenzio.
A mezzanotte la luna stava per sorgere quando l’uomo disse “Si e’ fatto tardi, devo andare. Buona notte.”
E si allontano’ a grandi passi lasciandola sul portone interdetta.
Risalendo le scale scrollo’ le spalle. “Tutti uguali questi uomini.”
E si mise a letto cercando di dormire.
Il giorno seguente si alzo’ presto e riprese a lavorare, ma non riusciva a concentrarsi, inizio’ tre tele distinte e le disfo’ tutte.
Giunta la sera le venne una voglia di piangere incredibile, quando senti’ battere al portone.
Si scaravento’ giu’ dalle scale. Era l’uomo con la barba e il mantello. “Spero di non disturbare...-disse lui.
“No, no, stavo giusto facendo...ma non importa.”
“Che ne dite di fare una passeggiata chiacchierando?”
“...mh...va bene.”
I due si incamminarono e lei avrebbe voluto guardare il suo volto ma il cappuccio e la barba ne nascondevano gran parte e la luna non era non era ancora sorta.
“Vivete sola in questa torre? Non siete sposata?”
“No.” Rispose secca.
“Mi scuso se sono stato sgarbato.
Neanch’io mi sono mai sposato.
...L’unica donna che amo.... l’ho trattata molto male e temo che non mi perdonera’ mai.
Ci amavamo tanto, la nostra vita era perfetta, ma io l’abbandonai...ero giovane...credevo che ne avrei potute incontrare altre come lei. Ho conosciuto molte donne, ma ho amato solo lei. Adesso vorrei dirglielo...ma ho paura che lei possa essersi dimenticata di me al punto da non riconoscermi se mi vede.”
“Una donna non dimentica mai l’uomo che ama...pero’ non e’ facile dimenticare il dolore e la delusione.”
In quel momento nel cielo si intravide il chiarore della luna che spuntava dalla montagna e lui disse “Si e’ fatto tardi, devo andare. Buona notte.” E scomparve lasciandola ritornare sola a casa.
La sera seguente egli torno’ a bussare, lei era arrabbiata per come l’aveva lasciata la sera precedente, ma ando’ ugualmente ad aprire il portone.
“No, non vengo a passeggiare con voi, perche’ voi poi a mezzanotte sparite e mi lasciate sola.”
“...Mi scuso per il mio comportamento maleducato.
Se venite con me vi prometto che ‘stanotte non sparirò”
Cosi’ potro’ vedere il suo volto quando sorgera’ la luna- penso’ lei e lo segui’, dimenticandosi l’arrabbiatura.
Si inoltrarono nel bosco. “Fa freddo” disse lei pensando che forse avrebbe voluto avvolgersi nel ampio mantello di lui.
“Facciamo un fuoco.” propose lui, e cominciarono a cercar legna.
Misero prima dei legnetti piccoli, poi sempre piu’ grossi e gia’ questo lavoro inizio’ a scaldarli, poi lui accese il falo’ e una grossa fiamma si sprigiono’ illuminando il suo volto. Lei senti’ un tuffo al cuore e gli abbasso’ rapida il cappuccio. Gli mancava il lobo di un orecchio!
Allora gli getto’ le braccia al collo ridendo e piangendo contemporaneamente e anche lui non sapeva se stava ridendo o piangendo peche’ non poteva credere che lei lo volesse ancora.
“Non ti leghero’ piu’ in ricami perfetti, restiamo fuori, cosi’, mezzi sbagliati come siamo!”
E il giorno dopo si sposarono e cominciarono subito a fare un sacco di bambini imperfetti ma molto felici.