Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

venerdì 7 agosto 2015

Per una poetica realistica della maternità

A tratti vorrei uscire da questo corpo
per tirare un attimo il fiato
volteggiare leggera
e riavere il mio cervello
la mia forza
la libertà di partire
questo sabotaggio
di tutto ciò in cui mi riconosco
questa occupazione invadente
a scrocco di vitto e alloggio
questo freno a mano
questo peso che mi tira per terra
questo giaguaro legato dentro di me
che si divincola e lotta contro la sua gabbia
questo tempo di limbo
questo lavoro sfiancante
e invisibile,
se non dalla forma del mio ventre
questa spossatezza
e la nausea la nausea la nausea
e la notte che non è più singolare
pezzi di notte, ore di veglia,
scacchiera in bianco e in nero
e le ossa del bacino che si aprono
e i crampi alle gambe
i piedi gonfi
la testa che gira...
la chiamano dolce attesa
e nel ricordo sarà così.
 Guardo come a un miraggio
di verde fresco e gorgogliante
il momento del parto,
quando cavalcherò le onde del dolore
ma sarà un dolore benedetto
che ci porterà alla liberazione
entrambi,
quando il mio corpo si aprirà
ma la gioia dell'incontro
sarà più intensa del dolore.
Le urla del piccolo
le notti in piedi a cullarlo
il seno dolente per la montata
il capezzolo strapazzato
le ferite da rimarginare
e la schiena a pezzi
questo mi sembra un sogno di pace.
L'idea di poter appoggiare la creatura
ogni tanto
e che qualcuno la possa tenere
al posto mio,
l'idea di dormire magari mezz'ora
ma di sonno vero, rigenerante,

Poi nel ricordo questo sbiadisce
nel ricordo resta l'essenza:
I nove mesi sempre in compagnia
la tenerezza dei piccolo corpo
che si muove dentro al mio corpo
tutti i pensieri e gli impegni
che scivolano in secondo piano
voglia di casa, di famiglia,
di quiete, di silenzio
ondate di amore per i cuccioli
per il meraviglioso padre
della creatura che custodisco
sentirsi al confine tra questo
e il mondo da cui vengono le anime
andargli incontro per accoglierlo
su un ponte che è il mio stesso corpo
E' la natura stessa
che insegna
come creare spazio
buttare il superfluo
coltivare l'essenza
insegna ed è severa
obbliga impone
un corso accelerato
di evoluzione spirituale
senza interpellare la volontà

domenica 2 agosto 2015

GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI? (quarta parte)


4) Gli uomini NON sono tutti uguali


Volevo un uomo
che fosse un uomo
come per me deve essere un uomo:
adulto e responsabile,
che non si fa spaventare dalla fatica
- che sia spaccare la legna,
passare notti in bianco coi bambini malati
o sopportare una compagna incinta.
Un uomo che sappia costruire un mobile
ma anche cucinare e fare il bucato,
e che sia forte,
più forte di me,
non tutto pelle e ossa
ma nemmeno tutto muscoli e tendini,
che sia solido e accogliente,
con le mani e il petto caldo,
che i bambini ci si addormentano appena si appoggiano,
con un cuore molto grande e paziente,
generoso,
che non si crea mai nemici
e ha sempre un pensiero
per chi potrebbe aver bisogno,
che lascia la porta di casa sempre aperta
per accogliere chi ha voglia di passare di lì,
di mangiare, dormire,
di stare al calduccio,
di essere ascoltato,
Un uomo che veda le contraddizioni del mondo
e si rimbocchi le maniche
per fare ciò che è in suo potere per cambiarlo,
che traduca i suoi ideali in azioni concrete,
che non parli tanto senza fare niente,
che non si lasci prendere da entusiasmi passeggeri
e da voli pindarici
per poi trovarsi col sedere per terra,
che abbia voglia di mettersi in gioco,
e di credere nei sogni
ma senza staccare i piedi da terra,
che sia umile
ma consapevole del proprio valore,
che parli poco
solo per dire cose sane e vere.
Un uomo che sappia trovare un lavoro che lo soddisfi,
che lavori per la gioia di fare le cose bene,
di rendersi utile,
che riconosca il valore dei soldi
e non ne abbia bisogno per essere felice,
che ami fare l'orto,
costruire bici di legno per i bambini,
fare vacanza con lo zaino in spalla.
Un uomo con cui io possa permettermi di essere bambina,
senza però essere incatenata in un solo ruolo,
che si senta libero di essere talvolta bambino, senza obbligarmi però a fargli sempre da madre,
un uomo che mi sia alleato e fratello,
e che mi desideri ogni giorno come se fosse il primo,
che non creda di aver finito di conoscermi,
che non creda di potermi avere tutta per sè.
Che veda i miei limiti
e me li sappia indicare,
che mi dica che cosa non gli va di me
e abbia fiducia che io possa cambiare
e che sia disposto a cambiare
ciò che ritiene sia giusto cambiare
per poter stare meglio insieme e nella vita.
Che mi ascolti
ma quando esagero mi dica basta.
Un uomo che sia capace di ricostruire
le emozioni e i pensieri che hanno portato a una litigata
e sappia riconoscere la propria parte responsabilità,
e sappia chiedere scusa
e perdonarmi
affinchè ogni tensione
sia occasione di crescita.
Un uomo paziente ma fermo con i figli,
disponibile e coerente, un esempio per loro.
Un uomo la cui sola presenza fisica accanto a me,
il semplice contatto con la sua spalla,
mi riempia di una sensazione di benessere,
forza e quiete che non si consuma mai,
che mi sorprende ogni volta per la sua intensità.
Un uomo che riesca a starmi accanto
mentre io mi interrogo, ricerco, creo, sogno,
mi allontano e poi ritorno,
sondo gli abissi e scivolo sulla cresta dell'onda,
un uomo che sia la mia casa,
la mia terra, il mio focolare,
il compagno insieme a cui crescere
e fare crescere i nostri figli
e portare sulla terra pezzo per pezzo
i nostri ideali e i nostri sogni



Quest'uomo esiste e si chiama Ale,
e non so se era da sempre destinato ad essere
l'Uomo della Mia Vita
o se lo è diventato durante la mia vita,
giorno per giorno.
Però ora so con certezza che no,
gli uomini non sono tutti uguali,
ce ne è uno che è speciale
e non scambierei con nessun altro.

GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI? (terza parte)

segue da 1) Amore Vero, Amore Immaginato
2) Uomini Ideale, Uomini Reali

3) L'Uomo della Mia Vita
A 24 anni mi ero stufata della vita da giovane del 2000, di quella prolungatissima adolescenza di chi si può permettere di sguazzare nel potrei fare tutto, potrei diventare qualsiasi cosa, potrei andare dovunque, potrei conoscere chiunque, sono libera di fare tutto ciò che voglio ma in verità non so cosa voglio nè so se poi ci riuscirò, o se poi mi piacerà.
Insomma, avevo deciso di passare alla seconda fase della vita, quella in cui si sceglie una strada e la si imbocca, anche assumendosi il rischio di fare scelte irreversibili. Sono pochissime le cose davvero irreversibili, direi che lo sono principalmente la morte e la vita. I figli sono un buon esempio di scelta irreversibile.
Ecco, ero pronta per una famiglia e dei figli, una strada che fino a cinquantanni fa sarebbe stata pressochè obbligata e non imboccarla volontariamente avrebbe richiesto una gran dose di coraggio e determinazione, mentre oggi rappresenta solo una delle possibili opzioni, considerate per altro ad altissimo rischio di fallimento, garanzia di grande sbattimento e irrimediabile riduzione di libertà.
A quel punto dichiarai chiusa la stagione degli esperimenti e decisi che avrei investito le mie energie solo nel costruirmi il lavoro dei miei sogni e nel coltivare una relazione con il futuro padre dei miei figli. Avevo un'idea piuttosto precisa delle caratteristiche che doveva avere l'Uomo della Mia Vita: prima di tutto doveva piacermi da matti, con una propulsione tale da non rischiare di spegnersi durante il lungo tragitto fino alla vecchiaia - e la cosa doveva per forza essere reciproca, e poi doveva essere una persona che condividesse i miei ideali, i miei sogni di vita bucolica con tanti bambini in una grande comunità solidale. Uno che avesse però anche un gran senso pratico e la voglia di sbattersi e impegnarsi senza cedere alla prima difficoltà. Insomma, dovevo trovare un uomo tipo Ale.
In quei cinque anni di separazione mi ero abituata a pensare al mio fidanzamento con Ale come a una fase della vita di cui continuavo a conservare un ricordo intenso e luminoso, ma che apparteneva al passato. Certo, se ci trovavamo a meno di 10 centimetri di distanza avevo la sensazione piuttosto intensa che ci fossero ancora delle cose interessanti che avremmo potuto fare insieme, ma la attribuivo a qualche forma di abitudine dura a morire e alla nostalgia per la fanciullezza passata.
Quindi dovevo trovare qualcuno tipo Ale, ma per quanto cercassi, non trovavo nessuno tipo Ale.
A un certo punto ebbi una folgorazione: l'unica persona uguale ad Ale è Ale!

Mi presi il tempo per essere ben sicura di quello che stavo desiderando e riuscii a percepire con chiarezza quell'istante in cui stai per "cadere in amore", come direbbero gli inglesi, ma potresti ancora ritrovare il tuo equilibrio, e l'istante successivo in cui sai bene che potresti anche farti un gran male eppure decidi di lasciarti cadere irrimediabilmente perchè senti che non avrebbe senso vivere diversamente da così.
Sapevo bene che non potevo permettermi di tirare in mezzo Ale per vedere come andava per poi cambiare idea più avanti. Sapevo che avrei dovuto investire un sacco di energie per convincerlo a fidarsi di nuovo di me e non era detto che ci sarei riuscita. Sapevo che o ero disposta a scommettere tutto o non era nemmeno il caso di mettermici.
Sapevo anche che con la rincorsa che stavo prendendo rischiavo di beccarmi una grossima botta sul naso, perchè ormai qualsiasi altra alternativa a stare con lui mi sembrava terribilmente triste e senza senso. Decisi però che se era nel mio destino che qualcuno mi spezzasse il cuore, era giusto che fosse Ale (e forse era anche l'unico che aveva possibilità di riuscirci), così almeno saremmo stati pari, visto che al primo giro ero stata io ad andarmene e a farlo il più velocemente e duramente possibile proprio perchè ritenevo che fosse la cosa più rispettosa da fare: un taglio netto è più facile da suturare.
Quando mi sentii certa che ero pronta ad amare Ale anche senza nessuna garanzia che diventasse migliore di ciò che era, ma anzi con la possibilità che invecchiando peggiorasse e diventasse grasso e pelato, andai da lui e senza troppi giri di parole gli dissi che avevo deciso di corteggiarlo perchè volevo fare una famiglia con lui.
Lui rimase un po' perplesso. "Cioè tu vuoi sposarmi? E me lo dici così?" "Così come?" "Così... senza nemmeno... delle rose..."
Sì, beh in effetti non gli stavo chiedendo di sposarmi, semplicemnete mi sembrava corretto avvisarlo, lui era libero di rifiutare il mio corteggiamento e di sottrarsi al mio progetto, o di accettare il corteggiamento e rifiutare il mio progetto, bastava che fosse ben informato sulla mia posizione.
Per lasciargli il tempo di rifletterci su, di laurearsi con calma, di viversi ancora qualche spensierata storiella prematrimoniale oppure di incontrare la vera donna della sua vita o anche di scappare in Giamaica per sicurezza, io avevo già deciso che sarei partita per il Guatemala da sola. Volevo fare almeno un Grande Viaggio prima di figliare, volevo vivere per un po' di mesi in una comunità maya, per vedere come è la vita per chi non nasce col sedere al caldo, per scoprire che cosa significa essere "stranieri" dal momento che volevo lavorare con gli "stranieri", ma sopratutto volevo dimostrare se non altro a me stessa che ero in grado di stare da sola senza fare esperimenti, ed essere proprio sicura che avrei continuato a sognare di sposare Ale anche da lontano, prima di iniziare seriamente il corteggiamento.

Continua... 4) Gli uomini NON sono tutti uguali

GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI? (seconda parte)

segue da 1) Amore Vero Amore Immaginato

2) Uomini Ideali e Uomini Reali
Dopo cinque anni di esilio volontario a Treiste, di ricerca, di crescita, di esperimenti e di incontri, ho constatato che non è vero che gli uomini sono tutti uguali nel senso in cui lo intendeva quella ragazza (ossia: stronzi, superficiali, interessati solo al sesso, irresponsabili e interscambiabili) perchè io di uomini stronzi non ne ho mai incontrati in vita mia; ma che non è vero nemmeno nel senso in cui lo intendevo io (ossia che se c'è una base di vaga simpatia o attrazione, con un po' di costanza, se ne può cavare una soddisfacente storia d'amore).
A quel punto avevo raccolto abbastanza informazioni, se non sugli uomini, almeno su di me.
Prima di tutto avevo capito che Uomo Ideale e l'Uomo della Vita non coincidono per forza. L'Uomo Ideale infatti di solito è un campionario di qualità talmente ampio da essere in totale contrasto tra loro, pertanto è Ideale proprio perchè può esistere solo nel mondo delle idee. Conviene dunque avere ben chiaro quali sono le qualità umane che deve avere la persona con cui si sceglie di impostare una relazione di coppia, tenendo bene a mente quali sono quelle imprescindibili e quali sono quelle la cui assenza non compromette la buona riuscita della storia.

Con un metodo un po' cartesiano, ho proceduto per esclusione, e così ho compreso che, per me personalmente: 1) la cultura, l'intesa intellettuale, le notti a parlare di politica e filosofia, l'uso raffinato e ironico del linguaggio, sono qualità che apprezzo, ma da sole non sono sufficienti. Anche perchè poi nelle diverse fasi della mia vita sono diversi i temi e gli argomenti che mi stimolano, per cui è più comodo circondarsi di varie e diverse persone con cui portare avanti confronti e riflessioni in base agli interessi e passare la notte in modo più sano e fecondo invece che a discutere sull'equilibrio dell'universo.
2) la tenerezza, le poesie, la delicatezza, la sensibilità femminile sono doti ammirevoli in un uomo, ed è una cattiveria tenersi accanto una creatura così speciale se poi in mezzo alla commovente lettura di una poesia ci si sorprende a sognare di intraprendere un intenso scambio di comunicazione non verbale con Tarzan.
3) le qualità dell'incarnazione dell'uomo uscito dal libro di disegno anatomico, con tutte le proporzioni ottime e abbondanti e una buona dose di generosità, resistenza e agilità, che fanno vacillare il casto pregiudizio che bisogna conoscersi da molti anni per potersi trovare sul piano fisico, di per sè non sono sufficienti (lo si sapeva già, qualunque brava ragazza lo sa, ma finchè non si prova si tratta solo di un pregiudizio.).
Ammetto che raccontata così si può dire che nella mia ricerca ho proceduto in modo un po' schematico, ma a mia discolpa posso garantire che si trattava più di ingenuità che di cinismo, e che sono riuscita in abbastanza poche mosse a comprendere queste preziose verità su di me. Sono grata alle persone che mi hanno permesso di conoscermi e mi hanno aiutata a capire che più che cercare qualità nei presunti candidati ad essere gli Uomini della Mia Vita (no, non ci sono mai riuscita a intraprendere una relazione senza chiedermi se per caso si trattava dell'uomo con cui avrei fatto una famiglia), era importante che trovassi qualcuno che mi spingesse a mettermi in gioco, affinchè io prima di tutto riuscissi a diventare la donna che volevo essere e che era necessario che diventassi per poter realizzare i miei desideri e la mia missione.

continua... 3) L'Uomo della Mia Vita
4) Gli uomini NON sono tutti uguali

GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI? (prima parte)

1) Amore Vero, Amore Immaginato

Avevo 18 anni, una ragazza, più grande di me, mi disse in confidenza "gli uomini sono tutti uguali". Si trattava al tempo stesso di una rassegnata considerazione, un ammonimento e una trita ripetizione di un luogo comune sentito chissà quante volte.
Ale e Charo, 1995
Io invece la presi per una buona notizia.
Gli uomini per me erano mio papà, mio fratello, cugini, zii, i miei compagni, bambini e adulti vari ma sopratutto Ale.
Ale era il Mio Fidanzato da quando avevo 14 anni, era il Mio Primo Vero Amore, laddove con "Vero" si intende fatto di carne, concreto, tangibile, presente quotidianamente nella mia vita reale, l'Uomo che con infinita pazienza e dolcezza mi aveva fatto comprendere, senza molte parole, perchè è una bella idea avere un corpo in un tempo in cui lo consideravo solo un contenitore troppo stretto e scomodo.
il galata morente
"Vero" in contrapposizione a "Immaginato" perchè prima di lui c'erano solo stati innamoramenti infantili, ossia un misto di simpatia, affetto, curiosità e fantasia in cui non c'era una grossa differenza tra il compagno di classe appena sbarcato dal Cile, con il suo bagaglio di carisma e sofferenza, il capo della banda di Longeverne del libro "La Guerra dei Bottoni", strafottente e nobile d'animo, il Galata morente, virile e drammatico, e Bon Jovi.
Bon Jovi
Bon Jovi è stato l'unico innamoramento da vera teenager, alle medie non si può essere innamorati di personaggi di fantasia come Robin Hood o delle sculture di Michelangelo (che snob!), bisogna scegliersi un divo, possibilmente nordamericano. Il problema è che a me gli statunitensi non mi piacciono (non dico "americani" perchè solo i mapuche o i maya sono i veri americani per quel che mi risulta e mi sta sulle palle che quell'orda di conquistatori bianchi che si sono installati nel Nord America siano diventati gli americani per antonomasia), quindi per poter concedergli cittadinanza nei miei sogni rosa (non erano ancora a luci rosse) avevo dovuto portarlo indietro di qualche centinaio di anni, mettergli addosso un mantello e farlo scavalcare notte tempo il cancello che cingeva il giardino di ulivi, argentei sotto la luna, su cui si affacciava la mia finestra, basandomi su un'ambientazione di clandestinità alla Romeo e Giulietta.

sabato 1 agosto 2015

La dolce schiavitù

...Del resto tutta la gravianza il parto e il puerperio 
che cosa sono 
se non una costante dichiarazione d`amore?

un'estenuante e dolce schiavitù? 

un continuo superare i propri limiti 
attraversando momenti di fatica e sconforto
che si annullano di botto
come nella mente di un pazzo
 spazzati via da mareggiate di tenerezza e appagamento 
quando il nostro amore si addormenta 
sazio e sereno tra le nostre braccia 
e allora tutto ha senso
tutto è giusto
quello che è stato e quello che sarà
ne vale la pena

Un essere umano mi ha fatto l`onore 
di scegliermi come madre
si vede che è sicuro 
che sarò all`altezza della sfida 
e se c'è ancora qualcosa che devo imparare 
o cambiare di me 
per affrontare quest`ardua impresa 
mi sarà maestro
forgiandomi col fuoco come si fa coi metalli.

Guardando una meravigliosa scultura di marmo 
vi siete mai chiesti quanti colpi 
ha dovuto ricevere quella pietra grezza 
per diventare così?

Anche gli umani 
prima di avere la forma che vediamo
sono solo uno sputo
una minuscola pallina 
incapace di muoversi da sola 
che accoglie un ancora più minuscolo e insignificante vermicello 
che corre all' impazzata con scarsissime possibilità di successo....

venerdì 20 marzo 2015

Nessuno disturbi l'amore degli amanti

Primo Tempo:

Adolescenza
ognuno per la sua strada
- uniti da un destino irreversibile
guardarsi da lontano
parlarsi, raccontarsi
le prime passeggiate per mano
- passano i mesi
sempre l'uno tra le braccia dell'altra
la notte le labbra cercano il seno 
e giornate intere pelle contro pelle
i corpi nudi esausti e felici
il cuore spalancato
poi il gran momento: 
insieme come una cosa sola 
uno dentra l'altra
Carne della mia carne



Secondo Tempo:

Carne della mia carne
uno dentra l'altra
insieme come una cosa sola
poi il gran momento:
il cuore spalancato
i corpi nudi esausti e felici
e giornate intere pelle contro pelle
la notte le labbra cercano il seno
sempre l'uno tra le braccia dell'altra
passano i mesi
le prime passeggiate per mano
parlarsi, raccontarsi
guardarsi da lontano
ognuno per la sua strada
 - uniti da un destino irreversibile 
Adolescenza.


mercoledì 15 ottobre 2014

Vorrei spogliarti


Vorrei spogliarti 
come si spogliano
gli alberi d'autunno


Vorrei spogliarti di tutti gli abiti e le abitudini
Vorrei spogliarti dalle mie aspettative
Vorrei spogliarti dai miei pregiudizi
Scendi dal trono e dalla gogna
e vieni qui - davanti a me
Spogliami dalle idee che hai di me
Spogliami dalle idee che ho della Donna
Spogliami dal grembiule e dai tacchi a spillo
Diserta la mia guerra tra Uomo e Donna
Slacciati le paure e le proiezioni
Slegami le pretese e prescrizioni
Sfilami l'arroganza e la presunzione
Guarda quello che sono.

Sono quella che non lava i piatti la sera
sono quella di cui ti sei innamorato quando avevo 13 anni
sono quella che ha portato in corpo i tuoi tre figli
sono quella che non ti hai mai stirato una camicia
sono quella che ogni mattina si innamora di te
sono quella che fa sempre quello che vuole
sono quella che non sa cucinare
sono quella che vorrebbe invecchiare con te

Sono quella
ma sono stata anche altre
e altre ancora sarò.
Comunque
 se vuoi provarci con me
hai buone possibilità.

martedì 6 maggio 2014

Da vecchia vorrei... ballare con te

Ballare in due è difficilissimo.
Da sola non ho particolari problemi, mi piace e mi diverto.
In due mi piace, come idea. Ho sempre sognato di passare la mia terza giovinezza (dire terza età non suona bene) per balere al braccio di Ale, ma a questo sogno facevano da contrappeso il fatto che Ale non sembrava così esaltato dalla prospettiva nonchè le oggettive difficoltà riscontrate ogni volta che abbiamo provato a muovere dei passi allo stesso ritmo.
All'inizio per me è stato difficile accettare la buffa convenzione secondo cui è l'uomo che conduce.
Poi ho capito che invece è molto bello essere condotte e poter anche chiudere gli occhi volteggiando sentendosi leggere e spensierate. Poi apri gli occhi e vedi l'altro stravolto e sudato. Dici che mi sono appesa un po' troppo? Ah, devo stare su da sola? E non devo lasciare che i miei piedi vadano dove capita (mediamente tra i piedi del ballerino)... allora cercavo di darmi un tono, e di seguire un tempo condivisibile e di non condurre...e mi annoiavo. Mi sentivo limitata e scomoda.
E' così imbarazzante osservare i propri limiti espressi in metafore per niente metaforiche: lo so benissimo che devo imparare a trovare un equilibrio tra la mia autoreferenziale voglia di fare quello che mi pare senza scendere a compromessi con niente e con nessuno e il mio istinto di lasciarmi andare senza ancore e confini quando invece scelgo di aprirmi all'Altro, o meglio al prossimo (quello famoso che devi amare come te stesso "specialmente se è figo e dell'altro sesso", come si diceva alle medie).
Avevo quindi ben chiaro su che cosa avrei dovuto lavorare per migliorare nella danza, ma non ci riuscivo.
E come spesso avviene in questi casi, quando sai bene cosa e perchè ma non riesci a trovare il come, ho lasciato decantare la questione, dimenticandomene, fino a questa domenica, quando vengono i pifferi a Sagliano e Ale (Ale, lui di sua iniziativa!) mi invita a ballare. Non ci pestiamo i piedi e non è faticoso. Ci divertiamo pure.
Che cosa è successo?
Boh. Ci deve essere qualcosa di più saggio di noi che fa del lavoro silenzioso dentro da qualche parte, come le formichine o le colombe delle fiabe quando la bambina deve dividere le lenticchia dalla cenere o fare uno di quei lavori così lunghi e noiosi che lei si mette a piangere e si addormenta e la mattina dopo si sveglia ed è tutto fatto.

Da qui a diventare dei bravi ballerini c'è ancora un po' di strada, ma già la mia vecchiaia mi appare più luminosa...














  




(Gli altri ballerini che mi hanno invitata poi sono stati un po' più impegnativi, 
dopo una mattinata di decespugliatore i bicipiti se ne sono un po' lagnati...)

mercoledì 19 febbraio 2014

I Compromessi Sposi

Poi quando si scrive un blog succede che in minuto di romanticismo si scrivono rosei resoconti di una storia d'amore autobiografica (un minuto)
e si ottiene il permesso di corredarla di immagini da fare cariare i denti
e allora poi la gente pensa che che le cose siano davvero così come appaiono, quando tutti invece sanno che le cose poi sono come le si racconta e che il passato si può cambiare e le omissioni costituiscono l'ossatura di un racconto, perchè è togliendo marmo che emerge la scultura.
E se volessi potrei mettere i riflettori sull'altra parte dalla collina, quella in ombra, e ne verrebbe fuori un quadro rovesciato in negativo.

Ma voi capite che non è corretto usare la propria vetrina virtuale, la spada della retorica e l'effetto speciale dell'ironia per scaricare la propria frustrazione (e incazzaturina, perchè no) nei momenti di estrema difficoltà in cui si può trovare una famiglia con due bambini piccoli reclusa in una confortevole ma isolata casa di campagna quando entrambi i maggiorenni hanno l'ottima idea di ammalarsi in stereo e a qualcuno dei due tocca tenersi in piedi per mandare avanti la vita e l'altro deduce che evidentemente lui sta più male perchè non riesce ad alzarsi dal letto mentre tu non stai così male visto che riesci a cucinare e occuparti dei bambini.
Ecco, io in quel frangente avevo scritto il poema cavalleresco della La Dolce Amara e il Valoroso Valium, che era il mio modo di sublimare e prevenire un partnercidio, ma in effetti era una mossa un po' sleale, perchè mettevo Ale in una pessima luce tralasciando alcuni particolari significativiper motivi di estetica narrativa.
Così mi sono sentita in dovere di descrivere alcune scene più realistiche di vita quotidiana in Verità che non mi fanno onore.
Poi naturalmente questo incidente diplomatico ha sollevato alcuni problemi inerenti il tema scottatante della Privacy.
Così ho capito che non era sufficiente aprire i testi con la frase paracula: "ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è velatamente voluto ma volutamente velato." e ho optato per trasportare tutto nel magico mondo universale delle fiabe, come ho fatto con la storia della sposa-cigno e dello sposo-cavallo (La crisi del settimo anno) e con il racconto didascalico de L'Amore Nuovo e l'Amore Antico.
Del resto anche nella fase in cui ero in Guatemala e avevo in mente di corteggiare Ale a distanza avevo fatto lo stesso usando fiabe e testi sacri come spunto (Il ricamo incompiuto; Adamo ed Eva)
Poi a volte qualche riferimento alla vita privata trapela, quando per esempio racconto dei miei bimbi ( Mediatore di coppia ) o quando faccio coltissime riflessioni sul significato spirituale delle Pulizie di pasqua.


Ogni tanto ho cercato di universalizzare riflessioni molto autobiografiche senza entrare troppo nel dettaglio ( verbi Servili; Banalità d'autore; Colto o ignorante?)

Altre volte ho usato le immagini che spesso mi sembrano meno intime anche se più esplicite di quanto possono esserlo le parole ( Morte e Resurrezione (1), Morte e Resurrezione (3) )

Insomma, avere un'immagine pubblica da mantenere non è facile, sopratutto se, oltre al desiderio di mettere me stessa in una buona luce e cercare di non umiliare chi mi sta accanto e non ha tempo da sprecare scrivendo il proprio complementare punto di vista su un blog parallelo (sarebbe una figata!!), sono sempre un po' preoccupata che poi la gente si faccia di me e di noi un'idea davvero molto lontana dalla realtà. Così ho sempre un po' pudore a spargere nel web le mie poesie d'amore a lungo termine come queste
La libertà (vita da madre)
Due piazze e quattro cuori (albeggia in famiglia)
Invecchia insieme a me (scultura di creta)

mercoledì 4 dicembre 2013

Cintura nera di castità

Perchè anche alle oneste madri di famiglia può capitare di sognare un divo del cinema.
Ma anche nel sogno non possono fare a meno di essere oneste.

La premessa è che avevo visto il corto “il circo della farfalla”, la classica storiella dello storpio senza gambe e senza braccia che finalmente riesce a scoprire il suo talento per cui smette di essere un'attrazione per la sua menomazione e viene apprezzato per ciò che sa fare.
Il corto però ha delle belle immagini e atmosfere e la figura del direttore del circo mi colpisce perchè anche io vedo in ogni essere umano una creatura meravigliosa e mi piace creare occasioni in cui le persone possano riconoscere e far conoscere le proprie doti.
A riguardarlo per la seconda volta con mio figlio rilevo che forse la figura del direttore mi aveva colpito anche per i baffi, forse, o gli occhi? Insomma, come si chiama questo tizio? Eduardo Verastegui, un fotomodello cantante attore messicano tamarrissimo e con lo sguardo vacuo al confine tra l'illuminazione e la demenza.
Ma oltre ad essere impegnato nel sociale come ogni vero uomo di spettacolo, questo sexsymbol è pure un ferventissimo cattolico. Chissà perchè la sua foto con il crocifisso ha la capacità di fare svanire nel nulla qualsiasi pensiero anche solo vagamente tiepidino nei suoi confronti... Allora forse è vero che la croce ha il potere di scacciare satana!

martedì 17 settembre 2013

Uno sguardo obbiettivo


La bellezza è nell'occhio di chi guarda 
(Hume, Goethe, Shakespeare, Lyly, Google)


Mamma e papà visti da Jonas
Non so se chi ti fa una foto ti ruba l'anima, ma sicuramente chi fa una foto ci mette un pezzo della sua anima.
E chi viene fotografato, quando si pone difronte all'obbiettivo, è in relazione con chi sta dietro l'obbiettivo.
Per questo una fotografia è una cosa così intima.

Papà e Mamma visti da Mimmi
La famiglia vista da Mimmi
Mamma vista da Mimmi

Mamma vista da Jonas






La mamma vista dal papà

Il papà visto dalla mamma