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venerdì 21 agosto 2015

Tette - retroscena inediti

L'estate scorsa, quando alla televisione della piscina di Varzi ho visto il video sexy "Muchacha" della Tantangelo ho pensato nell'ordine 1) Come faccio a distrarre la Mimmi che si sta bevendo ogni mossa e ogni parola 2) Chissà che male le fanno le tette a quella povera signorina!                  Probabilmente a lei le tette non fanno nè male nè bene, perchè non sono sue, ma il chirurgo prima di metterla sotto ai ferri deve esseri fatto un giro in un reparto di maternità tra le donne in dimissione al terzo/quarto giorno quando arriva tutto in un botto la montata lattea. 
La montata lattea è un fenomeno che ogni volta mi coglie impreparata. 
terzo mese
All'inizio della gravidanza il seno cambia prima di tutto il resto, in un veloce processo che da un imprevisto ringiovanimento procede in una crescita tanto gradevole alla vista quanto dolorosa al tatto, anche infilarsi una maglietta può essere un'esperienza sgradevole; al compagno piacevolmente impressionato da questo effetto collaterale di quella grana che è avere una compagna incinta, si chiede di limitarsi a fare delle fotografie ad imperitura memoria. [per inciso: questa è la prima nonchè ultima foto che Ale mi ha fatto questa gravidanza].
settimo
Superato questo glorioso stadio - in cui tutti ti dicono "ma come stai bene!" e tu dici: "Beh, bene non è proprio la parola che userei" e puoi dire che hai la nausea ma non puoi dire che tra l'altro ti fanno anche un male terribile le tette perchè non è elegante - arriva la fase in cui la pancia lievita inevitabilmente mettendo in ombra tutti gli altri attributi sessuali secondarie ma almeno la gente finalmente inizia a cederti spontanemente il posto sull'autobus (che se nel frattempo ti sono passate le nausee ne hai anche meno bisogno, ma a me non sono passate mai questo giro, quindi avrei preso voleniteri il sedile sull'autobus se ce ne fossero che arrivano a Sagliano.)
[questa foto me l'ha fatta la Mimmi, per fortuna ci sono le figlie femmine: la seconda gravidanza è completamente priva di documentazione fotografica].
la Carrà maturata

la Carrà immatura
Poi il terzo o quarto giorno dopo il parto ci si sveglia e allo specchio c'è una tizia che ti somiglia ma su un  busto di manga giapponese. Del resto si sa che dopo una certa età, il seno diventa molto più grande e più sodo come attestano tutte le foto delle vip che non hanno avuto il buon gusto di morire giovani (Marilyn ha potuto permettersi di morire giovane perchè la sua taglia di reggiseno era già giunta a maturità, se no chissà che décolletè avrebbe avuto a settant'anni!).

La montata lattea è un momento trionfale, in cui il corpo, dopo aver compiuto il miracolo di aver prodotto ed espulso un umano in miniatura (ogni volta non ci si può credere, quando è uscito il mio terzo stavo per dire ad Ale "hai visto che era vero che ero incinta!"), inizia a secernere un liquido magico che cambia composizione di giorno in giorno e che ha il potere di nutrire il piccolo in modo diverso in base alle necessità e possibilità del suo stomachino, di favorire l'inedito lavoro del suo intestino, di passargli tutti gli anticorpi materni, un liquido che nei primi sorsi disseta e nei successivi sfama.
Appena nata la creatura istintivamente cerca il capezzolo, la mamma avvicina il suo piccolo tesoro al seno e grida. 
E chi avrebbe mai detto che un esserino tanto indifeso e tenero possa succhiare così forte e fare così male? Anche essendo avvezze ad amanti focosi, difficilmente il capezzolo è abituato ad essere strappazzato con tanta foga per venti minuti ogni ora.
E chi avrebbe mai pensato che un gesto così naturale come allattare potesse essere tanto complicato? Per sostenere il piccolo bisogna trovare la posizione giusta per il braccio in modo da non irrigidirsi, bisogna aiutarlo ad attaccarsi nel modo giusto per evitare che la piccola sanguisuga stacchi tutto causando ragadi e lesioni varie, bisogna controllare che nessun dotto lattifero si ingorghi creando castagne rosse di dolore che possono anche infettarsi.
Quando arriva la montata il dolore aumenta ancora: il cucciolo piange, la madre, con la sua pleonastica maternità che non sfigurerebbe su un calendario da meccanico, lo prende teneremente in braccio e lo accosta al suo seno di marmo, lui smette di piangere e inizia lei. Preso dall'angoscia di questa sconosciuta e atroce senzazione che è la fame, l'angioletto agita convulsamente le manine aprendole e chiudendole come secondo alcuni facevano i suoi antenati per aggrapparsi alla pelliccia della madre che saltava da un ramo all'altro, ma voi lo sapevate che le unghie dei neonati sono così taglienti?
Naturalmente quando il neonato succhia ha il potere di aiutare l'utero ad espellere tutto ciò che va buttato fuori dopo il parto e a farlo contrarre in modo che questo organo, che fino a poche ore prima si estendeva fino alle costole, ritorni delle dimensioni inferiori a quelle di un pugno. Tutto ciò è magico e meraviglioso, ma sopratutto, dopo il secondo e ancora di più dopo il terzo figlio, è DOLORISSISSIMO. Nel mio caso specifico la sensazione era che il travaglio e il parto continuassero con la stessa agghiacciante intensità anche dopo la nascita.
Madonna che male!
Ecco, ora potete capire perchè nel XIII secolo, quando la retorica delle gioie della maternità non era ancora stata inventata, Andrea e Nino Pisano hanno rappresentato la loro Madonna del latte con una smorfia di dolore, quasi volesse respingere il piccolo figlio di Dio. Se le sculture potessero parlare questa starebbe dicendo probabilmente "Cristo, fai piano con quelle unghie e coi denti!".


 ***







la Tatangelo con e senza tacchi
(Invece, tornando a mia figlia e al video della troppo sexy Tatangelo, la sera la Mimmi, che aveva 4 anni, mi si è avvicinata e mi ha detto, scegliendo accuratamente i versi più educativi che era riuscita ad estrarre dal video: "vero mamma che a volte è anche bello ballare senza trucco e tacchi?"
"Eh, sì, Mimmi, e anche non dare troppa confidenza ai maschi, vero?"  "Eh, sì, mamma!")










venerdì 7 agosto 2015

Per una poetica realistica della maternità

A tratti vorrei uscire da questo corpo
per tirare un attimo il fiato
volteggiare leggera
e riavere il mio cervello
la mia forza
la libertà di partire
questo sabotaggio
di tutto ciò in cui mi riconosco
questa occupazione invadente
a scrocco di vitto e alloggio
questo freno a mano
questo peso che mi tira per terra
questo giaguaro legato dentro di me
che si divincola e lotta contro la sua gabbia
questo tempo di limbo
questo lavoro sfiancante
e invisibile,
se non dalla forma del mio ventre
questa spossatezza
e la nausea la nausea la nausea
e la notte che non è più singolare
pezzi di notte, ore di veglia,
scacchiera in bianco e in nero
e le ossa del bacino che si aprono
e i crampi alle gambe
i piedi gonfi
la testa che gira...
la chiamano dolce attesa
e nel ricordo sarà così.
 Guardo come a un miraggio
di verde fresco e gorgogliante
il momento del parto,
quando cavalcherò le onde del dolore
ma sarà un dolore benedetto
che ci porterà alla liberazione
entrambi,
quando il mio corpo si aprirà
ma la gioia dell'incontro
sarà più intensa del dolore.
Le urla del piccolo
le notti in piedi a cullarlo
il seno dolente per la montata
il capezzolo strapazzato
le ferite da rimarginare
e la schiena a pezzi
questo mi sembra un sogno di pace.
L'idea di poter appoggiare la creatura
ogni tanto
e che qualcuno la possa tenere
al posto mio,
l'idea di dormire magari mezz'ora
ma di sonno vero, rigenerante,

Poi nel ricordo questo sbiadisce
nel ricordo resta l'essenza:
I nove mesi sempre in compagnia
la tenerezza dei piccolo corpo
che si muove dentro al mio corpo
tutti i pensieri e gli impegni
che scivolano in secondo piano
voglia di casa, di famiglia,
di quiete, di silenzio
ondate di amore per i cuccioli
per il meraviglioso padre
della creatura che custodisco
sentirsi al confine tra questo
e il mondo da cui vengono le anime
andargli incontro per accoglierlo
su un ponte che è il mio stesso corpo
E' la natura stessa
che insegna
come creare spazio
buttare il superfluo
coltivare l'essenza
insegna ed è severa
obbliga impone
un corso accelerato
di evoluzione spirituale
senza interpellare la volontà

lunedì 3 agosto 2015

La donna occupata

Cosa succede al cervello di una donna durante la gravidanza e il puerperio?
Non sto chiedendo che cosa pensa, che cosa prova, che cosa sogna, no, mi sto proprio chiedendo dove se ne va il cervello.

Un giorno stavo andando al lavoro - non sapevo ancora di essere incinta - e mi è capitato di osservare con occhio esterno il flusso dei miei pensieri, che ho poi velocemente appuntato appena ho potuto.
Era la prima volta che riuscivo a restare così a lungo sia fuori che dentro di me. Solo in seguito ho capito che cosa mi stava succedendo: una parte del mio cervello procedeva con il solito ritmo, l'altra parte invece stava già iniziando a rallentare perchè una madre- che lo voglia o meno- quando ha una creatura nella pancia, non si limita a offrirgli incondizionatamente ferro calcio sangue e altre sostanze nutritive, anche a costo di rimanerne a secco, e a lasciare alla creatura lo spazio che di solito occupavano stomaco polmoni fegato e tutti gli altri organi, ma pure il suo cervello viene risucchiato. Di fatto costruire un essere umano è un atto creativo, anche se non cosciente, quindi quando una donna incinta se ne sta svaccata sul divano con l'occhio vitreo sembra che non stia facendo niente, ma in verità è come se stesse scolpendo il marmo o dipingendo un murale di cinque metri quadri. Se poi risponde al telefono mentre sta cucinando, in realtà sta facendo tre cose contemporaneamente. L'opera di creazione non si interrompe nemmeno durante il sonno e sfido chiunque a trovare un lavoro che si protragga 24 ore su 24 effettive per nove mesi.

Ecco che cosa ho scritto quel giorno:
Mezz'ora nella mia testa

venerdì 17 gennaio 2014

Piacere, non vorrei piacere per piacere

Charo dei Buschi - travestita
Perché ho indossato un vestito di paillettes e scarpe col tacco di diamanti?
Perché si festeggiava capodanno a Sagliano e chi si vestiva nel modo più sfarzoso vinceva la cena.
Perché dai cinesi un vestito di paillettes costa 14 euro.
Perché non l'avevo mai fatto in vita mia, perchè non ho mai voluto vestirmi in modo femminile quando ero piccola, perchè fino ai vent'anni non ho mai indossato una gonna e usavo solo jeans e camicie da uomo e quando proprio volevo essere un po' carina mi mettevo una t-shirt a cui avevo tagliato il collo e un po'le maniche e mi mettevo i pantaloncini corti di velluto blu degli scout. All'università se mi invitavano a una festa mi mettevo i miei pantajazz color vinaccia comprati al mercato a 8 mila lire, che non erano molto eleganti però io pensavo che valorizzassero le mie forme senza dare l'impressione che volessi sottolinearle. In alternativa gonne fino alla caviglia.

mercoledì 8 gennaio 2014

La Befana forse è la Dea Diana da vecchia?

 segue da
- Nel nome del Babbo, della Bambino e della Befana (parte 1)
- La Befana allora era la zia di Gesù? (parte 2)
- Perchè facciamo partorire Maria in mezzo all'inverno e ci ficchiamo poi il capodanno? (parte 3)

Nella prima settimana di gennaio pare che i contadini vedessero figure femminili aleggiare sui campi portando fertilità. Per gli antichi romani era Diana, la dea dei boschi, che ama correre libera e cacciare insieme alle sue compagne, forte e selvaggia. Non riesco però ad apprezzarla e riconoscermi in lei del tutto per via di quella sua verginità femminista che ho sempre sentito legato a uno strisciante disprezzo per gli uomini. Del resto sono tutte così le antiche divinità greco-romane, di quella grande madre mediterranea che conteneva in sé tutte le contraddizioni e il potere derivante dall'essere allo stesso tempo vecchia e giovane, madre e vergine, regina e serva, feroce e dolce, i greci (e i romani dietro a ruota ma solo perchè loro erano così occupati a conquistare terre che non avevano certo tempo da perdere inventandosi una religione, ragion per cui presero quella greca e la copiarono paro paro cambiando giusto i nomi alle divinità per non essere sgamati proprio subito dalla prof.). hanno estratto dee monche e nevrotiche. L'archetipo della moglie, della regina, della signora del focolare si stacca dagli altri aspetti del Femminile universale per diventare Era/Giunone, tormentata dalla gelosia nei confronti di quel porco di suo marito Zeus, sempre stizzita, umiliata, vendicativa. Un compendio di ciò che nessuna donna vorrebbe mai essere. Ma gli dei non dovrebbero stare lì a dare il buon esempio ai mortali che hanno solo una vita e se la devono giocare bene? Certo può essere utile anche un modello negativo per fare da monito, ma perchè cavolo una società maschilista e patriarcale come quella greco-romana ha scelto di sminuire in questo modo il ruolo della moglie invece di ideare qualche divinità femminile che invogliasse un po' di più le fanciulle a farsi chiudere in casa agli ordini del pater familias?

sabato 4 gennaio 2014

La Befana allora era la zia di Gesù?

...segue da Nel Nome del Babbo, del bambino e della Befana.




E insomma, visto che questi italiani proprio non riuscivano a capire che cosa si dovesse festeggiare all'Epifania, e continuavano a pensare che Befanìa fosse il nome proprio di una tizia, a un certo punto il Duce giustamente, in nome dell'autarchia culturale, istituì la festa della Befana Fascista, riconosciuta come simbolo di una credenza popolare di origine italiana DOC, in barba al barbone americano che pubblicizzava bevande gasate d'oltralpe.

Da quello che ne so intorno al 6 gennaio si festeggiavano già da un po' di millenni altre signore dai poteri magici, dalle quali potrebbe discendere la Befana, ma prima di tuffarmi nei miti germanici e del pantheon latino, vorrei cercare di capire che cosa sarebbe l'epifania secondo la religione cristiana che, proprio per il fatto di avercela sotto il naso, è la più difficile per me da tradurre in messaggi chiari e universali da celebrare in questo periodo dell'anno.

Nel nome del Babbo, del Bambino e della Befana

Epifania: dal greco ἐπιφάνεια, ossia "apparizione, manifestazione"
Secondo la tradizione cristiana si dovrebbe festeggiare il fatto che al mondo viene reso manifesto che Gesù è figlio di Dio. Però immaginati tu a spiegare a dei contadini: si festeggia l'epifanìa! La che?? La Bifanìa? E chi è 'sta Befana? Vabbeh, se è festa va bene. Viva la Befana!
E così succede un po' come a Natale: si passa tutto l'avvento seguendo Maria col suo pancione all'ultimo mese di gravidanza, in groppa a un asino, le prime contrazioni che la sorprendono quando ancora non sa se si troverà un posto dove dormire (altro che scegliere l'ospedale!), i cori angelici che svegliano i pastori nella candida notte, la stella cometa, tutti in attesa del figlio di Dio e poi il 25 chi arriva? Babbo Natale! E che cacchio c'entra? Jonas giustamente mi ha chiesto il suo indirizzo, il signor Google dice che dovrebbe essere: Joulupukin Pääposti, Rovaniemi, Lapponia. (Rovaniemi o Rovinami?). Allora anche lui è un migrante perchè per quel che ne so io Babbo Natale è nato da un'altra parte, per la precisione in 121 Baker St NW, Atlanta, GA 30313, USA, ossia la sede della CocaCola.

venerdì 3 gennaio 2014

Viaggio nelle Tenebre del Femminile

Che cosa avviene alla fine di dicembre quando le tenebre vincono sulla luce e la luce inizia a vincere sulle tenebre?
Come possiamo vivere, celebrare e comprendere questo passaggio, celebrato in tutte le culture, affinchè possiamo trarne forza e saggezza, condividendo nella nostra piccola comunità d'elezione questa esperienza?
Durante l'estate e l'autunno ci siamo trovate tra donne a interrogarci sul Femminile, sul corpo, sulle fasi della vita della donna e su come queste fasi vengano attraversate durante il ciclo lunare. Momenti per sole donne che però avevano come obbiettivo quello di giungere ad un incontro con il Maschile in modo più consapevole.
Per altre strade parallele e non intersecantesi, anche gli uomini si erano trovati in una notte di luna piena in una capanna sudatoria costruita in un luogo segreto negli anfratti del torrente e anche loro si erano interrogati sull' essere uomini oggi, cresciuti in contesto in cui un Vero Uomo non piange e non esprime il proprio affetto nei confronti di parenti o amici maschi attraverso il contatto fisico.

Il 28 dicembre, alla Locanda di Sagliano, le due correnti sotterranee del Maschile e del Femminile si sono incontrate in uno spazio sacro lasciato libero da programmi e aspettative.
Ho proposto alle donne di darsi appuntamento nel salone del parquet per preparare un percorso sensoriale al buio da proporre agli uomini che avesse come tema il Femminile in tutte le sue forme.
Gli uomini dal canto loro hanno accolto la proposta di Claudio di uscire all'Esterno, nonostante la nebbia e una pioggerellina insidiosa, inoltrandosi nel bosco e inerpicandosi nella stretta gola del torrente risalendolo fino a una collina dove si sono riuniti in cerchio intorno a un fuoco.

Anche noi donne, all'Interno, ci siamo raccolte in cerchio e invece di metterci a discutere su che cosa fosse il Femminile per noi e come fare per comunicare ciò agli uomini in modo chiaro, abbiamo scelto di non usare la strada razionale e diritta del maschile, ma di procedere per intuizioni e sensazioni, senza pensare prima di agire. Così a turno ognuna di noi si è bendata e ha affrontato il percorso al buio affidandosi alle altre che improvvisavano cercando ognuna per sè, ma insieme alle altre, la strada migliore per fare emergere tutti gli aspetti del femminile, anche i meno accattivanti e suadenti.

domenica 11 agosto 2013

iRRADiA: Esperienza Condivisa sul ciclo della Luna

A Sagliano il cerchio di iRRADiA è accolto dagli amici della Locanda. Dopo aver condiviso una cena improvvisata, prepariamo la grande sala con tappeti cuscini candele e strumenti. E' uno spazio libero, senza conduzione. È un cerchio aperto a tutti, donne uomini e bambini, dove ognuno può suonare, cantare danzare, stare immobile, addormentarsi, andare e venire. Senza obiettivi e senza aspettative. Dal sussurro al grido, dal frastuono al fruscio.
E in questo spazio senza parole di ritmi intrecciati ognuno può scegliere quanto entrare in sé, quanto trovarsi faccia a faccia con il proprio profondo.

Così ci accompagniamo al sonno e l'alba ci trova fresche e pronte, la sala luminosa accogliente e misteriosa, piena di promesse.
Ci sediamo in cerchio, il programma è stato pensato nei minimi dettagli eppure non sappiamo che cosa potrà accadere, abbiamo predisposto come delle piccole scodelle lungo la giornata, spazi sacri nei quali ci sia l'occasione e la predisposizione ad accettare che qualcosa avvenga.
Al centro della sala sono disposti in cerchio i 12 archetipi femminili, tre per ognuna delle quattro fasi lunari. Girando intorno ad essi, ognuna si ferma istintivamente presso il nome che più l'attira.
Così ci presentiamo alle altre, attraverso la figura di Madre, Figlia, Amante, Sacerdotessa e Madre Oscura. Spingiamo poi lo sguardo verso il centro del cerchio, dove splende una candela, e procediamo con lo sguardo attraverso la luce a illuminare l'archetipo che si trova all'estremo opposto del ciclo, l'altra faccia della nostra maschera. E così la piccola Figlia si scopre anche Donna Saggia; la sensuale Amante  svela il suo volto di Strega; la venerabile Sacerdotessa appare come Sorella di Sangue, ancora ignara dei segreti della sessualità, alla sua prima mestruazione; la Madre incontra il suo aspetto di potente Megera, ormai sterile e lontana dalla vita; e la Madre Oscura si mostra come Levatrice, conducendo le anime alla morte così come si accompagnano alla vita.
Apriamo le danze scegliendo un velo a testa, per cominciare entreremo in contatto con le energie della Luna crescente: dalla posizione fetale avvolte nell'utero trasparente, ci sperimentiamo Figlie,Vergini e Sorelle di Sangue.

sabato 27 luglio 2013

La venere della lavatrice

Quando ho visto quest'opera mi sono emozionata e commossa.
La caterva inespugnabile di biancheria da lavare, 
da suddividere ancora in bianchi, scuri, colorati e delicati, 
senza contare quelli che andranno lavati a mano... 
quante lavatrici dovrà fare questa povera donna? 
E dove riuscirà a stendere tutta questa roba? 
E poi magari stirarla pure e poi...metterla nei cassetti piegata!

Professione: magari!

Ho la prova concreta di una verità di cui sospettavo la realtà
anche se finora non ne avevo mai avuto prova tangibile: 

LA CESTA DELLA BIANCHERIA POSSIEDE UN FONDO.

La foto mi è stata inviata da un'amica madre di tre figli,
non ho motivo di credere che l'abbia ritoccata con photoshop,
anche se con i tempi che corrono sarebbe giusto porsi l'interrogativo.

sabato 4 maggio 2013

Dipinto di sangue

Se per caso vi fa schifo l'idea di un dipinto fatto col sangue mestruale è meglio che non clicchiate qui sotto.
Grazie.


giovedì 4 aprile 2013

Malattia professionale della casalinga

I lavori domestici svolti dalla casalinga (per professione, vocazione o necessita') sostengono accompagnano mondano risolvono ed eleminano gli effetti collaterali dei processi vitali che la natura ha disposto fossero indispensabili alla vita. Occupandosi dell'alimentazione (procacciare il cibo, abbinare gli alimenti, cucinarli, apparecchiare, sparecchiare, lavare i piatti, pulire il frigo, pulire i fornelli, sturare il lavandino, mantenere puliti tavolo, pavimenti, ripiani, svuotare la pattumiera, etc...) dell'igiene delle persone, degli indumenti, delle lenzuola, degli asciugamani, degli ambienti e dei sanitari, etc..., la casalinga permette alle forme di vita che condividono con lei la casa (il bagno, la cucina, il letto, l'anticamera, il giardino, etc...) di portare avanti l'esistenza senza essere sommmersi da cio' che la vita invitabilmente porta con se' (briciole, polvere, cacche, muco, calzini maleodoranti, carote ammuffite, peli, unghie tagliate, marmellata sotto le pantofole, fango, sperma, tubetti di dentifricio spremuti, mutande, vomiti, pezzi di lego, cenere, rigurgiti etc...).
La casalinga sa che chi non ha mai scrostato la morchia nera che si crea intorno alla base del rubinetto non potra' mai apprezzare il fatto che il suo lavandino sia semplicemente pulito.
Beata la casalinga la cui coscienza ignora il rispetto per l'ambiente e per la salute! Per lei non sara' difficile scegliere il prodotto che con minore sforzo fara' scintillare i vetri e sbianchera' otticamente la biancheria!
Ma non puo' esserci pace sotto al cielo per la meschina che unisce  la sensibilita' per l'ambiente alla dedizione per i figli, al timore che vengano chiamati i servizi sociali se i bambini escono con i vestiti macchiati, al rispetto per l'uomo di casa che porta a casa la pagnotta e merita di trovare un po' di ordine, al Super Io che osserva cinico e ipercritico, alla maledetta consapevolezza di quali alimenti (lunghi da cucinare e meno allettanti al palato) siano i piu' sani!

La casalinga  svolge il mestiere piu' importante e nobile del mondo, compie piu' volte al giorno lo stesso gesto con la consapevolezza profonda che esso sara' vanificato nel giro di poche ore e che del suo lavoro non rimarra' traccia. Per quante ore un lavandino pulito puo' continuare ad essere definito tale? Che cosa spinge un essere raziocinate a pulire il cibo caduto sotto al seggiolone di un bambino sapendo che nel giro di 3 o 4 ore il pavimento tornera' nel medesimo stato in cui era e in cui sara' ancora per altre 5 volte nella giornata?
Quanto amore per la vita spinge una casalinga a offrire il proprio tempo, il proprio corpo, la propria intelligenza, solerzia, perizia e pertinacia immolandosi ogni santo giorno? (se notate le espressioni "tutto il santo giorno" o "ogni santo giorno" sono generalmente pronunciate da casalinghe e madri in contesti del tipo "e io sono qui a pulire tutto il santo giorno", senza questo concetto di sacralita' nessuno potrebbe mai sobbarcarsi un simile onere).
Eppure la casalinga, proprio per via del suo mestiere, e' portata ad odiare la vita.
Al figlioletto festante che corre gridando "mamma guarda che cosa ho trovato in guardino!", lei, prima ancora di provare curiosita' o tenerezza, urla: "Non entrare in casa con le scarpe!!!". Il fatto che le persone amate si nutrano, si lavino, si cambino i vestiti, dormano e defechino, pur essendo di per se' cose meravigliose, risultano a tratti insopportabili per una casalinga che non sia stata lobotomizzata nella primissima infanzia.
La missione della casalinga e' quella di creare ordine e pulizia.
La vita produce disordine e sporcizia.
La casalinga e' dunque naturalmente portata ad odiare la vita in ogni sua forma.
La casalinga sa che il suo lavoro, per quanto indispensabile, e' comunque effimero e vano e di esso non restera' traccia, se non nel ricordo sfocato dei figli quando andranno a convivere con altri studenti fuori sede e scopriranno che se nessuno toglie i peli e i capelli dallo scolo della doccia essa in breve si intasa.

Adesso se volete chiedetemi perche' penso che fare la casalinga possa facilmente portare alla depressione.

Oppure godetevi le pulizie domestiche svolte da questa pricipessa disney finita per sbaglio in una metropoli:



vedi anche...

Attenta a quello che desideri, potrebbe realizzarsi! 
La venere della lavatrice 
Inno all'egoismo
Catartica Creatività Contro Casalinghitudine Castrante
Professione: magari!
Pulizie di pasqua 
Essere madre oggi. Insicurezza isterica o Opportunismo Creativo?
Mamma (8 marzo festa della)Il glossario della Madre Mannaggia 
I trucchi della Madre Mannaggia per ALLETTARE i pupi

martedì 26 marzo 2013

Pasqua, Pathos, patire, pascere, pascià....

Con la deformazione mentale da liceo classico e da figlia di un padre per cui l'italiano e' una lingua matrigna, mi interrogo sempre sull'etimologia delle parole.
Quando ancora non esisteva wikipedia e non possedevo un dizionario etimologico, pensavo che "pasqua" potesse derivare da pathos - che non e' uno dei quattro moschettieri del re, ma un termine greco che indica un'emozione intensa, da cui poi in italiano abbiamo tenuto solo il significato negativo in patire (e il significato depotenziato e sminutito in com-patire e in sim-patico, che voleva dire "sentire insieme" mentre adesso si usa per dire che una ragazza non e' tanto carina pero' almeno non e' una stronza).
Pathos ci poteva stare come significato, Cristo sulla croce certo ha patito.

Ma se l'etimologia serve a comprendere il significato profondo, e' importante capire se l'accento della festa va messo sulla sofferenza della morte o sulla gioia della resurrezione. 
Per i cattolici la cosa importante e' la morte, la messa dura fino a mezzanotte e quando si arriva alla resurrezione la gente e' sollevata di potersene tornare a casa con le gambe anchilosate e la mascella slogata. Tecnicamente lì dovrebbe iniziare la festa per la resurrezione ma si è tutti stroppo stanchi. Del resto quando il Messaggio è stato preso in mano da umani che lo hanno usato per avere potere sui propri simili, è stato scelto di dare maggior rilevo al senso di colpa (Lui è morto per i nostri peccati), quando invece tutta la sofferenza aveva come scopo quella di dire a tutti che si può sconfiggere la morte e rinascere, ogni giorno, pieni di riconoscenza e gioia!
Per questo mi sono anche chiesta se la parola pasqua fosse imparentata con "pascere" da cui deriva essere ben pasciuto e forse anche essere un pascià? Si dice anche essere felice come una pasqua.

continua...
2- Liberazione dalle comodità 

3- Le mie pulizie di pasqua 2012


sabato 23 marzo 2013

Polizia dell'Anima

Se trattassimo male i nostri figli, le assistenti sociali busserebbero alla nostra porta.
Se trattassimo male le nostre bestiole, la Societa' della Protezione Animali interverrebbe e ce li porterebbe via.
Ma non esiste una Pattuglia della Creativita' o una Polizia dell'Anima che intervenga se ci ostiniamo a lasciare morire di fame la nostra anima.

Clarissa Pinkola Estes
Donne che corrono coi lupi

Eva Antonini - Left alone

domenica 3 marzo 2013

Attenta a quello che desideri, potrebbe realizzarsi

Guarda, lo vedi quel castello? E li' accanto la scuola, poi li' dietro l'ospedale e la comunita' per disabili? E poi quel parco con il laghetto? Li ho fatti costruire io.
E pensare che fino a pochi anni fa qui c'erano solo campi incolti e catapecchie.
Da non crederci, eh?

 

Lo vedi questo lavandino? E i pavimenti, i vetri, la tavola da sparecchiare?
Li ho lavati e riordinati io in questi anni.
E pensare che fino a poche ore fa qui era tutto pulito e in ordine.
Da non crederci, eh?


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Pronto Biancaneve? Sono Cenerentola! Lo sai che il Principe ha detto che vuole sposarmi? Sono cosi' emozionata! E tu come stai col tuo principe?....pronto?....Biancaneve, ci sei? mannaggia, e' caduta la linea...

 
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- Cenerentola! Ma che cosa e' successo qui?

martedì 19 febbraio 2013

Lutero e l'inquietudine

Parafrasando il noto motto femminista
che tanto progresso porto' alla nostra civilta':

L'UTERO E' MIO E ME LE GESTISCO IO

oggi sentirei la necessita' di tatuarmi da qualche parte:

L'INQUIETUDINE ESISTENZIALE E' MIA 
E ME LA DEVO GESTIRE IO

Se tenessimo in conto questa grande verita' 
il mondo ne avrebbe grande giovamento.

(ecco magari cerchiamo di non arrivare proprio fino alla dieta di vermi...)



...
Poi magari, una volta che ciascuno ha capito che cosa c'e' di strettamente personale
nella propria personale inquietudine
allora magari a quel punto
potremmo prendere quello che rimane
che non e' scioglibile ne' digeribile ne' gestibile individualmente
e vedere un po' di che si tratta
e magari gestirlo insieme.

Del resto anche l'utero, una volta chiarito di chi sia,
e' piacevole gestirlo in comune...


(che poi ogni tanto penso che mi ci vorrebbe una cooperativa...
no! non per gestire l'utero!
parlavo della mia inquietudine...)

8 marzo Rivoluzione Rotonda


giovedì 14 febbraio 2013

Violenza delle donne

La forza di questo testo e di queste persone 
unite contro la violenza sulle donne
 che si mettono a ballare tutte insieme, ciascuna nella propria citta',
 non so perche' oggi mi commuova tanto...

La verita' e' che io la violenza contro le donne grazie al cielo non l'ho mai vissuta,
 si' magari ho notato qualche situazione di discriminazione, di pregiudizio, di ignoranza, un pochino di sminuimento del lavoro femminile in casa, un goccino di sopraffazione durante il parto, insomma cosette.
Ma so che sono molto debitrice alle donne (le nostre mamme) 
che si sono battute per questa condizione di maggior equilibrio e liberta'.
Il prezzo che molte di loro hanno pagato spesso e' stato alto. 
Molte hanno sentito il bisogno - si  sono sentite in dovere- 
di disprezzare la maternita'
(una schiavitu'considerata unica virtu' in alternativa alla castita'
Non più puttane, non più madonne, finalmente donne ), 
di rifiutare la loro femminilita' 
(una forma di sottomissione al maschio nel tentativo di piacergli e conquistare una posizione e un ruolo nella societa' attraverso un buon matrimonio:
Una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta), 
di privarsi del piacere di un confronto intenso e ricco con l'altro sesso 
(una manica di ignoranti rozzi e violenti coi quali non vale la pena condividere nemmeno un orgasmo.
Col dito, col dito, orgasmo garantito!),

venerdì 8 febbraio 2013

Natura e contro natura

In questi giorni si festeggia la giornata mondiale contro la mutilazione genitale femminile.
Certo, noi in occidente queste cose orribili non le facciamo.
Perchè il ciclo femminile e la maternità sono rispettate e onorate, un po' come in quel paese in cui la scienza medica è tanto progredita che ha trovato il modo per controllare le nascite e ridurre i rischi legati all'atto sessuale.
Se non ne sapete niente leggete un po' questo articolo....