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mercoledì 9 novembre 2016

Il dolore del parto... e del post! (parte 5)

Segue da...
E allora io mi chiedo: se il dolore del parto non è causato dalla medicalizzazione, dall'ignoranza, dalla paura, dalle scie chimiche o dall'olio di palma... perchè partorire fa tanto male? E perchè il terzo parto mi ha fatto più male degli altri due messi insieme?
"Partorirai con travaglio" fu detto a una nostra arcavola. Qualcuno lo ha interpretato come una punizione per aver mangiato il frutto dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male.
Invece per altri le umane soffrono tanto nel parto a causa di quella buffa idea della stazione eretta che ha modificato la forma del bacino e della necessità di far nascere bambini con un cranio già grandino per poter contenere un cervello in grado di gestire tutte le informazioni e le abilità senza le quali saremmo i più imbelli e disabili animali del pianeta.
La spiegazione che mi sono data io è un'altra ancora.
Il parto è un momento di trasformazione rapidissima: nel giro di qualche minuto (o qualche ora nella peggiore delle ipotesi) un essere passa dalla condizione di feto acquatico - o celeste che dir si voglia - alla condizione di umano terrestre e una donna passa dalla condizione di incinta alla condizione di puerpera, per cui da una che era diventa due (perchè un neonato per un certo tempo non è proprio una creatura a se stante). Tutte le trasformazioni profonde hanno bisogno di un tempo organico per essere portate a compimento, ci vuole un tempo per crescere, per imparare, per conoscersi. Solo eventi traumatici cambiano in pochi secondi un essere umano: ti tranci una mano e non ce l'hai più.
Il parto è così. L'utero si è dilatato in nove mesi (non senza dolore, comunque) e ha tenuto stretto il suo tesoro per tutto quel tempo, ora, nel giro di poche ore, deve aprirsi e poi ricominciarte subito a ricontrarsi il più velocemente possibile. Questa velocità è necessaria: meno il bambino rimane impigliato nel canale del parto e meno rischi corre; più rapidamente l'utero espelle ciò che non serve e si richiude meno si corrono rischi di emmoragie e infezioni.
Ad ogni parto il rischio di complicazioni aumenta, quindi anche la necessità di velocizzare i tempi.
Visto da questa prospettiva, l'orribile dolore che ho provato al terzo parto è solo il segno della meravigliosa efficienza del mio organismo.
E intanto mi dicevo: come ho potuto pensare che il parto potesse essere un'esperienza piacevole? Partorire è una cosa orribile! Ora voglio proprio vedere tra quanto tempo comincierà quell'assurdo e benedetto processo mentale per cui nel ricordo il parto diventa una cosa meravigliosa.
I crampi all'utero non erano ancora passati, ed erano così forti da coprire il dolore alla lacerazione che ho iniziato a sentire solo dopo qualche giorno, eppure verso le 9 del mattino, dopo esattamente 4 ore dal parto, guardando il mio cucciolo appallottolato nella sua coperta con la placenta ancora attaccata e ripensando alla sensazione del corpicino che sgusciava fuori come una saetta e mi veniva consegnanto caldino, scivoloso e vivo (!) tra le braccia, ho pensato: è stato meraviglioso!

martedì 8 novembre 2016

Parto "dolce" (parte 4)

Segue da...

E' stato così il mio parto naturale.
No, non lo definire parto dolce.
Dolce no.
Selvaggio sì. Ero in ospedale ma è stato molto selvaggio.
Direi anzi beluino.
Dopo quel dolore agghianciante d'improvviso ho sentito che dovevo spingere e ho spinto, con tutte le mie forze, non mi importava di lacerarmi fino all'ombelico, di quello mi sarei preoccupata dopo, volevo solo arrivare al dopo. Viva. Viva io e vivo lui. Non chiedevo altro.
Così nel giro di mezzo secondo ho sentito l'intero corpicino sgusciare fuori come da un tubetto di dentifrico calpestato e schizzare lontano. Non hanno tagliato il cordone, non l'hanno lavato, non gli hanno fatto punture di vitamina k sul tallone, non gli hanno messo il collirio negli occhi, non l'hanno vestito, me lo hanno dato come io avevo chiesto, lui e il pacchettino caldo della placenta sanguinolenta avvolta in un altro telo, nella stanza semibuia con le tapparelle che lasciavano filtrare solo qualche strisica di alba sul pavimento, proprio come volevo io, nel completo silenzio... se non fosse stato per quell'urlo lancinante, anzi, quelle urla lancinanti: io ho continuato a urlare per una buona mezz'ora e se lui ha urlato credo fosse per lo spavento di quel suono beluino.
Quando ho ripreso fiato ho chiesto: Non posso fare l'epidurale adesso?

L'ostetrica non si è degnata di rispondermi. Erano le 5 del mattino, lei era in servizio dalla sera prima e aveva anche una certa età. Deve averla presa per una battuta.
A quel punto arriva il ginecologo (ma perchè un uomo sceglie di fare il ginecologo?) e gli fanno leggere il piano del parto - che avevo presentato mesi prima e avevo consegnato in varie copie al momento del ricovero, in cui chiedo, nel caso in cui non ci siano complicazioni, di poter partorire senza cesareo, induzione, senza epidurale, senza episitomia, insomma, senza niente che non sia indispensabile alla sopravvivenza mia e della creatura. 
Lui butta un occhio sospettoso verso a me - che ancora faccio smorfie mostruose e mugolo di dolore per le contrazioni che non sono molto meno forti di prima (ma non finisce più questo parto? perchè col primo figlio subito dopo la nascita mi sono sentita benissimo, giusto un po' indolenzita come quando si fa l'amore un po' troppo a lungo) - poi controlla cosa è successo là sotto dove c'è una lacerazione interna ed esterna di cui non voglio sapere niente. 
"Devo ricucire, vuole l'anestesia locale?"
"Sì" mormoro stringendo i denti per la nuova ondata lancinante. "Ah...vuole l'anestesia? - mi chiede, sarcastico - ma come signora, lei non voleva fare tutto naturale?"
Allora è vero quello che pensavo a 16 anni: o si ha il cervello o si ha il cazzo. 
Putroppo la mia dialettica in quel momento era ridotta a zero per cui ho rinunciato a spiegargli che gradivo non avere invasioni durante il parto ma che non sono masochista. Tuttavia, per pura antipatia nei suoi confronti, e anche perchè Ale era uscito per firmare le solite scartoffie, mi sforzai di non urlare per non condividere con quello sconosciuto il mio dolore. Mi sfuggì solo un lamento quando tirò fuori le garze che aveva messo mentre cuciva. "Ma come, si lamenta adesso che ho finito? Non le sto mica facendo male!" 
Deglutisco per mandare giù la coda della contrazione che mi sta togliendo il fiato ed esalo in un sospiro: "Ah, ok, allora mi dica lei quando posso sentire male."

segue...

Parto non assistito... ma perchè? (parte 3)


segue da...
Partorire da sola, magari sotto a un albero, vicino a un ruscello era il mio sogno più grande. Uno dei motivi per cui volevo fare un altro figlio. Ad Ale l'idea non piaceva e mi stavo chiedendo perchè nella nostra cultura recente risulti improvvisamente tanto normale fare assistere i padri al parto quando forse sarebbe più naturale essere solo tra donne.                                                     Per fortuna invece al mio terzo parto non ero sola, ero in ospedale, c'era con me un'ostetrica e soprattutto c'era Ale. Senza di lui non ce l'avrei mai fatta, sarei impazzita. Quando arrivava l'onda di dolore mi appendevo a lui come a uno scoglio nella tempesta, senza le sue pressioni sulla schiena nei momenti più duri avevo la sensazione non poter sopravvivere alla fine della contrazione. Quando ero pronta per spingere, gli ho chiesto (non ricordo se glielo ho strillato o se l'ho rantolato) di mettersi dietro di me perchè l'unica cosa che avevo chiara era che volevo stare seduta e non sdraiata e quando arrivava il drago infuocato che mi dilaniava il ventre per farlo aprire buttavo la testa all'indietro tremando e con gli occhi sbarrati mi appoggiavo al suo collo e urlavo con tutte le mie forze... esattamente nel suo orecchio.
Ecco, se volete un ritratto del mio parto cancellate tutte le sdolcinate e mistificatorie immagini che ho pubblicato nei post precedenti e guardate questa statuetta atzeca. Io forse ero un pochino meno composta....                                               Per quanto riguarda poi l'autarchica e balzana idea di prendere mio figlio con le mie mani al momento dell'espulsione, posso garantire che non ce l'avrei mai fatta, non solo perchè avevo la sensazione di non essere padrona dei miei arti, scossi dai tremiti, ma anche perchè tutto quella sequenza di fasi in cui la testa inizia a spuntare e poi viene fuori fino a metà e poi fa una rotazione di lato e poi esce tutta e poi con un'ultima spinta escono le spalle e tutto il corpo....
Ecco, tutto questo processo che viene accompagnato dalle sapienti mani del personale medico, nel mio caso è avvenuto nel giro di pochi secondi e senza nessun intervento esterno. L'ostetrica mi ha detto: "Non spingere, aspetta che arrivi la prossima contrazione, non sei abbastanza dilatata, rischi di lacerarti". Io devo aver ruggito qualcosa di simile a "NON POSSO!!!!" e ho spinto con tutte le mie forze, anche dopo che la contrazione era finita e avrei dovuto attendere pazientemente la seguente.
Il mio bambino deve aver spinto anche lui perchè è stato sparato fuori come un fulmine, tuffo di testa nella vita, acchiappato al volo a mezzo metro da me. 
Ho ancora la visione del suo corpo bianco nella penombra che schizza fuori e annaspa nell'aria come un astronauta. No, non sarei mai riuscita a prenderlo, e chissà dove sarebbe arrivato se non fosse stato fermato. Ecco a cosa serve il cordone ombelicale.
Spero che questa esperienza lo abbia vaccinato e gli abbia tolto preventivamente la voglia di fare bungee-jumping. Anche perchè dopo la fatica si fa a mettere al mondo un umano l'idea che costui metta a repentaglio la sua vita ti fa incazzare come un puma!




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Parto in ospedale, perchè no? (parte 2)

....Segue da Parto orgasmico, ritratto (parte 1)

Vi chiederete come io sia passata dall'essere un'agguerrita sostenitrice della romantica idea del parto selvaggio a pensare che partorire in ospedale sia una bellissima cosa.
Diciamo che inizialmente ho rinunciato al progetto del parto in casa per amore: Ale proprio non era tranquillo, ma questa volta non mi ha detto "fai quello che vuoi però se partorisci in casa ti vengo a trovare dopo qualche settimana". Questo giro era disposto ad assecondarmi pur essendo molto preoccupato, e solo per questo alla fine ho deciso che la priorità per me era averlo accanto e saperlo sereno, per cui ho rimpacchettato il mio sogno selvaggio.
Poi quando è iniziato il travaglio e sono arrivate le prime contrazione severe, ho strabuzzato gli occhi barcollando sotto alle grinfie del drago che mi stava lacerando il ventre e mi sono detta: orgasmo un paio di palle! Ricordo che nelle oasi di semi-lucidità tra un'ondata di dolore e l'altra ho pensato che se Dante fosse stato donna - e se avesse vissuto l'esperienza di un terzo parto - non avrebbe messo come culmine di pena infernale quella di essere divorati da Satana: entrare dentro a un altro essere, per quanto ripugnante, non può essere un'esperienza peggiore di quella di fare uscire da sè un essere, per quanto dolcissimo...
No, non avevo nessuna voglia di starmene da sola in un bosco, gli altri parti non erano stati così terribili! Non poteva essere normale tutto quel dolore... e se fosse stato un segnale che qualcosa non stava andando per il verso giusto?
Se all'inizio della gravidanza potevo essere disposta a piegarmi al volere di Madre Natura e al destino della creatura che portavo in grembo, accentando anche la realtà che non tutte le gravidanze e i parti vadano a buon fine dal punto di vista umano, dopo nove mesi di tormento non avrei corso nemmeno un rischio su un fantamilione e se mi avessero detto che per garantire la vita a mio figlio era necessario aprirmi fino alla gola non avrei opposto nessuna resistenza.

Uno dei motivi per cui non volevo partorire in ospedale è che il travaglio in auto non è molto mistico e poi già hai un gran casino interno e vorresti almeno che il tuo corpo non fosse sballottato anche da fuori - ad ogni sbalzo dell'auto sulle strada dissestata sotto la pioggia scosciante alle 3 di notte sentivo le viscere che si aggrovigliavano e urlavo ad Ale "Fermati!!!", lui accostava alla meglio in mezzo ai campi e io avrei voluto essere nel corpo di chiunque altro, invece di avere un essere nel mio.
Arrivati in ospedale a Novi Ligure, mentre guardavo la pozza rosa che si spandeva sotto ai miei piedi nella triste luce al neon della sala d'aspetto e pensavo che fosse una buona cosa essere in un posto dove c'era gente che sapeva cosa fare. Quando mi hanno fatto sedere in carrozzina chiedendo ad Ale di trattenersi un attimo per firmare le scartoffie devo aver avuto un moto di smarrimento perchè l'infermiera mi disse amichevolmente: "Non te lo rubiamo, te lo mandiamo subito, non preoccuparti."
La sala parto era al buio, c'era solo una lucina da tavolo che creava l'atmosfera delicata che avevo sempre sognato per il mio parto, l'ostetrica, non giovanissima, era un po' stanca e di poche parole, ma mi sembrava esperta. "Mi fa molto più male degli altri parti, è normale?" "Certo, il terzo è così, è come se fosse un po' un primo parto."
Ma cazzo a me non me l'aveva detto nessuno! Il secondo era stato molto più facile e veloce del primo, applicando le mie traballanti conoscenze matematiche avevo calcolato che il terzo dovesse esserlo ancora di più.
Le ondate erano così violente che la nostra conversazione non proseguì oltre. Ormai avevo rinunciato la parto orgasmico, riuscii solo a rivolgere questa preghiera a mio figlio e a qualunque divinità fosse affacciata in quel momento: "Fa solo che sia veloce!!!" 
La luce era soffusa, l'ostetrica esperta e rispettosa, Ale vicino a me, tutto era perfetto ma io sentivo solo un dolore pazzesco. Altro che alberi, ruscelli e canti... mi sentivo proprio come nel film Alien quando il tizio inizia a urlare e dibattersi e il petto gli esplode ed esce un piccolo alien tutto insanguinato. 

segue...

martedì 12 luglio 2016

Primo sangue dopo il postparto




Bentornate vecchie amiche!
Benvenuto sangue nuovo
Sangue senza ferita
Mi rituffo nel ciclo della vita
Mi riprendo il mio corpo
Il mio ritmo
A inseguire la luna e le sue piene
A preparare accoglienti nidi
Nel mio ventre
E a disfarli ogni mese
Lavando via vecchi residui
Nuova e fresca ricominciare
vite nuove ogni mese.


La gravi-danza è finita
proseguita
dopo il parto
ventre vuoto e braccia piene
Geni, sangue e ossigeno
riparo, nutrimento e tempo
mi hai chiesto all'ombelico.
Stretto - stretti entrambi -
sei infine uscito.
Per cambiare di poco la simbiosi
da sotto alla pelle
a sulla mia pelle.
Non ci lega più il cordone
e del mio latte puoi fare a meno
per il mondo te ne vai sereno
dondolando il tuo pannolone.
Ne abbiamo ancora di passi per mano
ma con il tempo saranno sempre meno
E mentre io me ne ritorno in me
ti guardo piccolo che te ne vai a gattoni.

Sarà per questo o per casualità
che questo giorno di sangue e libertà
ti sei svegliato con la febbre alta
e sei tornato piccolo piangente
voglia di sonno, di quiete, di contatto
ti calmo al seno
e ti addormento in danza,
piccolo peso caldo
sul mio ventre dolente
Niente
niente in confronto al dolore
con cui ti misi al mondo
dolore che non è niente
niente in confronto
al conforto
di darti conforto
piccolo peso caldo
sul mio ventre
riconoscente


Celebriamo il Ciclo della vita
Una vita in un mese
Rossosangue
Canzone Sangre de vida di Rosa Zaragoza

venerdì 4 settembre 2015

Parto orgasmico, ritratto (parte 1)

No, non avete capito. Non ho intenzione di offrirvi un ritratto del mio parto orgasmico.                  Al contrario: volevo dire invece che rispetto al parto orgasmico vorrei ritrattare.                                                   E anche rispetto al parto in ospedale.                                                                              Anche per quanto riguarda l'epidurale credo di aver cambiato un po' posizione...    
                                                               
Avevo deciso che questa terza volta volevo vivermi una gravidanza selvaggia, riducendo al minimo controlli, esami e intrusioni varie. Avevo deciso che non avrei mai più partorito in ospedale, che sarei stata se non proprio in un bosco vicino a un ruscello sotto a grande albero, per lo meno a casa. E se non potevo stare completamente da sola in una vasca da bagno illuminata dalla luce delle candele, volevo che fosse presente esclusivamente un'ostetrica a rispettosa distanza e un compagno assorto in preghiera in un'altra stanza per non essere distratto nel suo lavoro meditativo di protezione spirituale. 
Naturalmente avrei accolto il nuovo nato con le mie stesse mani e gli altri si sarebbero accorti del lieto evento solo per via del piccolo vagito che il cucciolo avrebbe emesso nel tempo impiegato per portarmelo amorevolmente al seno. 
Escludendo ogni tipo di ingerenza, invasione e ansia medica esterna, il mio parto sarebbe stato sereno, impegnativo certo, doloroso anche, ma perchè no, anche piacevole. Ci sono infatti fior fior di ricerche scientifiche che dimostrano la concreta possibilità di vivere un parto orgasmico. "Alfred Kinsey (USA) cita tre casi; in Spagna, Serrano Vicens ha trovato un caso; Giovanni Merelo ha trovato nove casi e in Francia il Dr. Schebat della University Hospital di Parigi, in ospedale, ha registrato su un totale di 254 parti, 14 casi di nascita orgasmica. Juan Merelo non cessò mai di insistere sul fatto che è più comune di quanto pensiamo." (fonte: http://www.nascitadolce.it/parto_orgasmico.html). 
I casi risultano pochini e i ricercatori inspiegabilmente maschi. Ma questo non mi ha scoraggiato.
Non ho avuto tempo di leggere il libro di Odent, il quale evidenzia la connessione tra i vari momenti della sessualità: il riflesso di eiezione dello sperma – e dell’orgasmo femminile – il riflesso di eiezione del feto e il riflesso di eiezione del latte. Egli sostiene che “mettendo a confronto i recenti dati della scienza con gli aneddoti riguardanti nascite avvenute in condizioni eccezionalmente rare di privacy e di protezione, e tenendo bene a mente che la liberazione di ossitocina – l’ormone timido – è altamente dipendente dai fattori ambientali, giungiamo alla conclusione che il mammifero umano è stato
programmato per partorire in uno stato estatico/orgasmico.”
Odent, chirurgo e ostetrico, famoso per i suoi libri sulla nascita estatica che, a parer suo, una donna non dovrebbe leggere se vuole davvero godere durante il parto, sostiene che i maschi non dovrebbero essere presenti al parto, nè come medici, nè come ostetrici di supporto (non si può insegnare a una donna come partorire, dal momento che si tratta di un processo involontario! - cit)) nè come padri. Non so bene come conicili questo signore le sue affermazioni con la professione che si è scelto, tuttavia, prima del mio terzo parto ero molto disposta a dargli credito. (vedi il mio trattato sul ruolo degli ormoni nel parto)
Basandomi sui miei primi due parti potevo infatti ipotizzare che il dolore avrebbe potuto essere minore e di conseguenza il piacere maggiore se la prima volta non fossi stata spaventata dal fatto di vivere un'esperienza nuova travolgente che conduce a sentire come è sottile la linea che ci separa dalla perdita di coscienza di sè e quindi anche dalla morte (non solo del Sè, ma anche dalla morte fisica) e se la seconda volta non avessi dovuto litigare con metà ospedale.
(vedi il mio secondo parto)
Per me il parto è prima di tutto un evento sacro, il momento in cui un nuovo essere umano vede la luce, è un passaggio di crescita spirituale per una donna, tanto che in molte culture gli uomini nel tentativo di riprodurre l'intesità di quell'esperienza che mai avrebbero provato hanno ideato rituali di passaggio cruenti e dolorosissimi. Il parto è però anche parte integrante della vita sessuale, in quanto suo più definitivo compimento. Nascita e allattamento hanno in effetti una forte componente erotica e spirituale che la nostra cultura ha cercato di neutralizzare. La spiritualità infatti è stata presa in appalto dalla religione, che nel nostro caso si premura di consacrare l'atto di unione tra uomo e donna con il matrimonio e l'arrivo di un nuovo essere con il battesimo, lasciando fuori il molto più sacro e sconvolgente momento del concepimento e del parto. Il piacere legato al corpo e a zone erogene come il seno e gli organi della riproduzione è considerato invece regno della Sessualità, laddove il sesso sano è solo quello che coinvolge due esseri umani adulti, preferibilmente di differente appartentenza di genere.
Secondo molti ricercatori dunque quello che frena le donne dal confessare le proprie esperienze orgasmiche durante il parto è il pudore e l'educazione castrante cattolica.
Ecco, io vorrei chiamare tutti questi signori al telefono e informarli che il cattolicesimo non c'entra niente. E non è per adeguarmi bigottamente  all'imperativo biblico "partorirai con dolore" che il mio terzo parto è stato tutt'altro che orgasmico. E non è stato nemmeno per il fatto che ero in ospedale, nè per la presenza di una estranea (l'ostetrica) e di un uomo (Ale).

segue...


Forse può interessarti anche:
La medicalizzazione dell'atto sessuale (dedicato agli uomini, per aiutarli a immedesimarsi)
La Santa Inibizione e i topi che hanno perduto l'amore (trattato scientifico sul ruolo degli ormoni durante il parto) 

sabato 18 luglio 2015

Contrazioni

Tzimtzum è una parola ebraica che significa "contrazione". Un rabbino ebreo vissuto nella Spagna del Quattrocento, Isaac Luria, l'ha usata per risolvere il dilemma posto da questa lecita domanda: "Ma se è Dio è perfetto ed è ovunque, come ha fatto a crearsi uno spazio dove potesse esistere la Creazione? Se Dio è Tutto come può esistere qualcosa di altro da Dio? Come può essere stato creato il mondo dal nulla se il nulla non esiste?".

Per consentire questo miracolo, Dio ha dovuto ritrarsi, in modo da lasciare uno Spazio Vuoto dove potesse germogliare la libertà della sua Creatura. Per i mistici ebrei che stavano vivendo il dilaniante dramma dell'espulsione dalla Spagna (patria che amavano) e le persecuzioni della Santa Inquisizione, questo spiegava il senso profondo dell'Esilio. In fondo anche il Creatore aveva dovuto autoesiliarsi perchè potesse compiersi il suo progetto, allo stesso modo il suo popolo doveva dispedersi nella diaspora, andando in giro per il mondo a raccogliere le scintille di luce rimaste incastrate nei cocci dei vasi che erano stati posti nello Spazio Libero per contenere la luce divina ma che si erano spezzati per l'eccessso di Splendore e che alla fine dei tempi verranno Riparati ritornando alla perfezione e unità iniziale.

giovedì 18 giugno 2015

Figlia

la luna è piena
il sole, appena sorto,
è pieno
io
sono piena
piena ancora per poche ore
non sveglio i miei due uomini
esco sul balcone
il sole arancione alla mia destra
la luna gialla alla mia sinistra  
canto danzo
mi godo l'ondata di dolore dolce
 oggi nascerà la mia bambina.

Prime ore di travaglio - autoscatto
Primo giorno
Ecco la nostra principessa!
E' nata da poche ore.
Jonas indica la sua bocca piccolina
le sue mani piccoline
il suo naso piccolino
le sue orecchie piccoline
e continua a ripetere estasiato:
Mimmi!Mimmi!Mimmi!
che per lui significa "bimbi"
ossia creatura piccola


Prime pappe da sola

guancia contro guancia

Primo dentino, 5 anni

"Mamma è vero che sono più bella di te? Perchè io sono più cicciottina!"

(per compensare il post sul primo figlio: "Passaggi")

venerdì 20 marzo 2015

La Santa Inibizione e i topi che hanno perduto l'amore (trattato scientifico sul ruolo degli ormoni durante il parto)

Ok, allora non vi spiegherò perchè voglio partorire in casa raccontandovi tutti gli aspetti spirituali e mistici per cui ritengo che il parto sia un passaggio sacro fondamentale nella vita di chi nasce e di chi dà alla luce. Nè vi tedierò con le violenze a cui sono (siamo) stati sottoposti in ospedale all'ultimo parto.
No, oggi mi ci metto e ve lo spiego scientificamente. Siccome non sono una scienziata è facile che dica cavolate e sarò felice di essere corretta.

Dunque, pare che Michel Odent, fondatore del Primal Health Research Centre dove si sostiene le prassi del parto attivo, abbia dato il via a studi scientifici sul ruolo dell'ossitocina durante il parto e sugli effetti che questo ormone ha nel processo di attaccamento tra madre e bambino. Ci voleva un signor maschio per chiedersi cosa succede da un punto di vista scientifico quando a una donna viene concesso di partorire senza stress e il neonato non viene allontanato immediatamente.
Ecco cosa succede secondo gli scienziati: durante il travaglio, le contrazioni arrivano come un'onda di dolore che cresce per poi sfumare nel giro di pochi secondi e ripresentarsi dopo qualche minuto. Tra un picco di dolore e l'altro, il corpo secerne endorfine (endogena morfina) che assomigliano agli oppiacei nel produrre analgesia e senso del benessere. Produciamo endorfine durante l'attività fisica, l'eccitazione, il dolore, l'assunzione di cibo speziato, l'amore e l'orgasmo. In parte è per questo motivo che ci sono delle pazze (o bugiarde) che affermano che il parto sia un'esperienza meravigliosa.

travaglio irresponsabile

Nessuno disturbi l'amore degli amanti

Primo Tempo:

Adolescenza
ognuno per la sua strada
- uniti da un destino irreversibile
guardarsi da lontano
parlarsi, raccontarsi
le prime passeggiate per mano
- passano i mesi
sempre l'uno tra le braccia dell'altra
la notte le labbra cercano il seno 
e giornate intere pelle contro pelle
i corpi nudi esausti e felici
il cuore spalancato
poi il gran momento: 
insieme come una cosa sola 
uno dentra l'altra
Carne della mia carne



Secondo Tempo:

Carne della mia carne
uno dentra l'altra
insieme come una cosa sola
poi il gran momento:
il cuore spalancato
i corpi nudi esausti e felici
e giornate intere pelle contro pelle
la notte le labbra cercano il seno
sempre l'uno tra le braccia dell'altra
passano i mesi
le prime passeggiate per mano
parlarsi, raccontarsi
guardarsi da lontano
ognuno per la sua strada
 - uniti da un destino irreversibile 
Adolescenza.


giovedì 28 luglio 2011

Cacciata dal paradiso

Qualcuno si ricorda che cosa diceva quella voce dalle nuvole? Io non mi ricordo bene...


"Ridurrò il tuo dolore e le tue gravidanze.
Senza dolore partorirai in luoghi asettici.
Verso il tuo ginecologo sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà"


All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero della Conoscenza del Bene e del Male,
d'ora innanzi sarai in grado di scegliere il male
e di fare enormi cazzate:
il suolo sarà maledetto per causa tua!
Non riuscirai a raggiungere la sussistenza coltivando la terra
perchè l'economia di mercato ti schiaccerà.
Giocherai al Lotto, sperando di diventare milionario,
per tutti i giorni della tua vita.
Inventerai la famiglia, la religione, lo stato e la scienza
per progredire e poi ne resterai schiavo.
Con il sudore della tua fronte andrai in palestra
per adeguarti a canoni di bellezza irrangiugibili,
finché tornerai alla Terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!
E quando lo avrai capito
finalmente sarai in armonia col Creato".

La medicalizzazione dell'atto sessuale

(per chi ancora pensa che il controllo del ciclo ormonale femminile tramite la pillola e la medicalizzazione del parto ci abbia portato solo vantaggi e nessunissimo svantaggio)


Vi racconterò di un paese molto evoluto, dove si è scoperto che l'atto sessuale può comportare lesioni anche gravi e trasmettere malattie mortali. La scienza medica, fortunamente, è riuscita con gli anni a ridurre al minimo il rischio.
Col sopraggiungere della pubertà, gli individui di sesso maschile vengono sottoposti a test gratuiti in ospedale, dove un (o una) piselloiatra e un testiocoloiatra analizzano l'apparato riproduttore, misurano la pressione sanguinea durante l'erezione e valutano vari parametri. Ai preadolescenti vengono somministrate pillole che aiutino a regolare le erezioni, per evitare che queste si verifichino quando non sono necessarie e perchè possano essere indotte al momento opportuno.
Gli uomini assumono ogni mese la pillola per evitare le erezioni (questo è, tra l'altro, il più sicuro metodo contracettivo mai inventato). Quando si programma il concepimento, l'uomo assume un'altra pillola che invece favorisce la fuoriuscita dello sperma.
Dopo il matrimonio, la coppia trascorre la prima notte di nozze in ospedale.
L'uomo e la donna vengono condotti in stanze separate dove si spogliane perchè veginoiatri e piselloiatre possano svolgere le analisi di routine. Gli organi sessuali vengono disinfettati e vengono applicati sensori, nella vulva e sul pene, per monitorare il livello di lubrificazione e l'irrorazione. I dati vengono proiettati su uno schermo luminoso durante l'atto sessuale perchè una scarsa lubificazione o un'erezione non completa possono causare lesioni agli organi.
Per ridurre l'atroce dolore “della prima notte di nozze”, che in una donna può perdurare anche per molto mesi o può accompagnare per sempre l'atto sessuale, viene somministrata l'epidurale: in questo modo si riduce la sensibilità e si ha come vantaggio aggiuntivo che la donna percepisce meno il fastidio del pene inserito in vagina.

La prova suprema: il parto IN OSPEDALE

Sì, credo di aver accettato definitivamente di scendere sulla terra all'alba dei 28 anni, quando per la prima volta il mio corpo è servito da canale per far scendere sulla terra un piccolo umanino.
E scendere sulla terra non significa solo accettare di starmene stretta dentro a un corpo con forma umana, costretta a camminare due sue zampe e a soddisfare esigenze corporee che se vengono ignorate il gioco finisce. Significa anche accettare di stare in questo luogo e in questo tempo, avere bisogno di interagire con altri umani e dunque dover accettare come regole ulteriori del gioco una serie di convenzioni e convinzioni sociali e culturali aleatorie e spesso nocive.
Faceva dunque parte della sfida anche quella di non avere intorno nessuno - al momento del parto - che vivesse quel momento come un passaggio sacro e un'esperienza mistica.

Il mio secondo parto

Trova la differenza fra travaglio e parto come l'ho vissuto io
e tutto ciò che nella realtà fuoristante succedeva intorno a me (vedi sotto)


PREMESSA:
5 settembre
5 a.m.: inizio contrazioni, balcone da sola, luna piena, alba arancione, vento, aria fresca, danza con la terra l'acqua il fuoco l'aria, stato di grazia.
7 a.m.: si svegliano gli uomini, li rendo partecipi, colazioniamo.
8 a.m. i nonni prendono in prestito il giovane allegro e sereno.
9 a.m. Contrazioni a breve distanza molto dolorose mi obbligano a stare in piedi e muovermi. Per evitare ore di traffico non vado all'ospedale lontano dove puoi tenere il neonato la notte, ma a quello vicino dove te lo portano via.
“se va tutto bene firmo ed esco dopo 2 ore”

ADESSO COMINCIATE A CONTARE LE PERSONE SIMPATICHE CHE INCONTRO:
9 a.m. Accettazione dell'ospedale: “salve, sono in travaglio, la gravidanza è a termine, se va tutto bene uscirei dopo 2 ore”
“come scusi? E perchè vuole uscire? Non è che si può fare così!. Doveva chiamare prima e parlarne col gincologo.”
“Quale ginocologo? Dovevo farmi passare tutti i ginocologi dell'ospedale e chiedere un parere?”
“Vabeh, signora, si metta là con le coscie inforcate in quei comodi sostegni di ferro e avvisi subito il caposala di questa sua.... decisione”
entra un infermiera, entra una ginocologa, entra una specializanda, entra un inserviente, entra l'uomo delle pulizie, dalla porta aperta vedo un po' di gente nella sala d'attesa. Io attendo con le coscie inforcate. Quando arriva la contrazione però scendo: no, non aspetto un attimino, risalgo quando passa, grazie.
Mi spediscono in sala travaglio “salve, vorrei avvisare il caposala che se va tutto bene io uscirei dopo due ore”
“Dopo due ore da cosa? E perchè mai? E comunque che cosa c'entra adesso? prima bisogna vedere SE va tutto bene, signora, non è che può deciderlo prima!” se ne va borbottando e mi indica parlando con il caposala che mi guarda e scuote la testa.
10 a.m. Un infermiero: “signora, deve stare sdraiata un'oretta perchè se continua a muoversi e non si dà un contegno, si sposta quella fascia che le ho stretto per benino sulla pancia con cui faccio il monitoraggio delle contrazioni, per vedere se davvero fanno male o se è lei che la mette giù dura- e per controllare che il battito del bambino ci sia - per pararmi il culo che se qualcosa va storto posso attestare che noi stavamo monitorando e non potevamo fare diversamente. Dunque si sdrai e stia un po' tranquilla”.
“La ringrazio molto, ma se mi sdraio il dolore è troppo forte e sento che la contrazione non è efficace e non mi dilato, dunque sto in piedi e mi tengo la sua bella fascetta stretta stretta, se si sposta la riposiziono, ok?”
“Ma come signora! - sguardo penetrante e pausa drammatica: non è forse più importante la vita di suo figlio?”
“No, grazie” (volevo argomentare di più ma arriva una contrazione molto potente e scatto in piedi aggrappandomi al collo di Ale ed escludendo dal mio campo visivo e mentale l'inopportuno infermiero.)

domenica 24 luglio 2011

Il cerchio della vita

AcquaCheScorre cullata sospinta
un'onda più forte
la spinge fuori dal sonno

chiarore in bilico sulle tenebre

bacia tra le scapole
il calore dell'uomo
accanto addormentato
senza svegliarlo

l'onda la raggiunge ancora
le ordina di alzarsi
una forza dal fondo
bruciore di ferita profonda
che la piega


mercoledì 13 luglio 2011

Affidarsi al dolore

per le mie amiche nel momento del passaggio



prime contrazioni

si aprono le danze


ogni ondata è più violenta

accolgo il dolore

si apre la via




il dolore è una guida

mi affido

viene
cresce
e va

viene
CRESCE
e va...



adesso è il tempo

spingere e rilassare

sforzo e abbandono

presenza e stordimento



il dolore vince

è troppo

non si può resitere





parto

luce









sono morta, adesso inzia la nostra nuova vita




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