Visualizzazione post con etichetta gravidanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gravidanza. Mostra tutti i post

venerdì 21 agosto 2015

Tette - retroscena inediti

L'estate scorsa, quando alla televisione della piscina di Varzi ho visto il video sexy "Muchacha" della Tantangelo ho pensato nell'ordine 1) Come faccio a distrarre la Mimmi che si sta bevendo ogni mossa e ogni parola 2) Chissà che male le fanno le tette a quella povera signorina!                  Probabilmente a lei le tette non fanno nè male nè bene, perchè non sono sue, ma il chirurgo prima di metterla sotto ai ferri deve esseri fatto un giro in un reparto di maternità tra le donne in dimissione al terzo/quarto giorno quando arriva tutto in un botto la montata lattea. 
La montata lattea è un fenomeno che ogni volta mi coglie impreparata. 
terzo mese
All'inizio della gravidanza il seno cambia prima di tutto il resto, in un veloce processo che da un imprevisto ringiovanimento procede in una crescita tanto gradevole alla vista quanto dolorosa al tatto, anche infilarsi una maglietta può essere un'esperienza sgradevole; al compagno piacevolmente impressionato da questo effetto collaterale di quella grana che è avere una compagna incinta, si chiede di limitarsi a fare delle fotografie ad imperitura memoria. [per inciso: questa è la prima nonchè ultima foto che Ale mi ha fatto questa gravidanza].
settimo
Superato questo glorioso stadio - in cui tutti ti dicono "ma come stai bene!" e tu dici: "Beh, bene non è proprio la parola che userei" e puoi dire che hai la nausea ma non puoi dire che tra l'altro ti fanno anche un male terribile le tette perchè non è elegante - arriva la fase in cui la pancia lievita inevitabilmente mettendo in ombra tutti gli altri attributi sessuali secondarie ma almeno la gente finalmente inizia a cederti spontanemente il posto sull'autobus (che se nel frattempo ti sono passate le nausee ne hai anche meno bisogno, ma a me non sono passate mai questo giro, quindi avrei preso voleniteri il sedile sull'autobus se ce ne fossero che arrivano a Sagliano.)
[questa foto me l'ha fatta la Mimmi, per fortuna ci sono le figlie femmine: la seconda gravidanza è completamente priva di documentazione fotografica].
la Carrà maturata

la Carrà immatura
Poi il terzo o quarto giorno dopo il parto ci si sveglia e allo specchio c'è una tizia che ti somiglia ma su un  busto di manga giapponese. Del resto si sa che dopo una certa età, il seno diventa molto più grande e più sodo come attestano tutte le foto delle vip che non hanno avuto il buon gusto di morire giovani (Marilyn ha potuto permettersi di morire giovane perchè la sua taglia di reggiseno era già giunta a maturità, se no chissà che décolletè avrebbe avuto a settant'anni!).

La montata lattea è un momento trionfale, in cui il corpo, dopo aver compiuto il miracolo di aver prodotto ed espulso un umano in miniatura (ogni volta non ci si può credere, quando è uscito il mio terzo stavo per dire ad Ale "hai visto che era vero che ero incinta!"), inizia a secernere un liquido magico che cambia composizione di giorno in giorno e che ha il potere di nutrire il piccolo in modo diverso in base alle necessità e possibilità del suo stomachino, di favorire l'inedito lavoro del suo intestino, di passargli tutti gli anticorpi materni, un liquido che nei primi sorsi disseta e nei successivi sfama.
Appena nata la creatura istintivamente cerca il capezzolo, la mamma avvicina il suo piccolo tesoro al seno e grida. 
E chi avrebbe mai detto che un esserino tanto indifeso e tenero possa succhiare così forte e fare così male? Anche essendo avvezze ad amanti focosi, difficilmente il capezzolo è abituato ad essere strappazzato con tanta foga per venti minuti ogni ora.
E chi avrebbe mai pensato che un gesto così naturale come allattare potesse essere tanto complicato? Per sostenere il piccolo bisogna trovare la posizione giusta per il braccio in modo da non irrigidirsi, bisogna aiutarlo ad attaccarsi nel modo giusto per evitare che la piccola sanguisuga stacchi tutto causando ragadi e lesioni varie, bisogna controllare che nessun dotto lattifero si ingorghi creando castagne rosse di dolore che possono anche infettarsi.
Quando arriva la montata il dolore aumenta ancora: il cucciolo piange, la madre, con la sua pleonastica maternità che non sfigurerebbe su un calendario da meccanico, lo prende teneremente in braccio e lo accosta al suo seno di marmo, lui smette di piangere e inizia lei. Preso dall'angoscia di questa sconosciuta e atroce senzazione che è la fame, l'angioletto agita convulsamente le manine aprendole e chiudendole come secondo alcuni facevano i suoi antenati per aggrapparsi alla pelliccia della madre che saltava da un ramo all'altro, ma voi lo sapevate che le unghie dei neonati sono così taglienti?
Naturalmente quando il neonato succhia ha il potere di aiutare l'utero ad espellere tutto ciò che va buttato fuori dopo il parto e a farlo contrarre in modo che questo organo, che fino a poche ore prima si estendeva fino alle costole, ritorni delle dimensioni inferiori a quelle di un pugno. Tutto ciò è magico e meraviglioso, ma sopratutto, dopo il secondo e ancora di più dopo il terzo figlio, è DOLORISSISSIMO. Nel mio caso specifico la sensazione era che il travaglio e il parto continuassero con la stessa agghiacciante intensità anche dopo la nascita.
Madonna che male!
Ecco, ora potete capire perchè nel XIII secolo, quando la retorica delle gioie della maternità non era ancora stata inventata, Andrea e Nino Pisano hanno rappresentato la loro Madonna del latte con una smorfia di dolore, quasi volesse respingere il piccolo figlio di Dio. Se le sculture potessero parlare questa starebbe dicendo probabilmente "Cristo, fai piano con quelle unghie e coi denti!".


 ***







la Tatangelo con e senza tacchi
(Invece, tornando a mia figlia e al video della troppo sexy Tatangelo, la sera la Mimmi, che aveva 4 anni, mi si è avvicinata e mi ha detto, scegliendo accuratamente i versi più educativi che era riuscita ad estrarre dal video: "vero mamma che a volte è anche bello ballare senza trucco e tacchi?"
"Eh, sì, Mimmi, e anche non dare troppa confidenza ai maschi, vero?"  "Eh, sì, mamma!")










venerdì 7 agosto 2015

Per una poetica realistica della maternità

A tratti vorrei uscire da questo corpo
per tirare un attimo il fiato
volteggiare leggera
e riavere il mio cervello
la mia forza
la libertà di partire
questo sabotaggio
di tutto ciò in cui mi riconosco
questa occupazione invadente
a scrocco di vitto e alloggio
questo freno a mano
questo peso che mi tira per terra
questo giaguaro legato dentro di me
che si divincola e lotta contro la sua gabbia
questo tempo di limbo
questo lavoro sfiancante
e invisibile,
se non dalla forma del mio ventre
questa spossatezza
e la nausea la nausea la nausea
e la notte che non è più singolare
pezzi di notte, ore di veglia,
scacchiera in bianco e in nero
e le ossa del bacino che si aprono
e i crampi alle gambe
i piedi gonfi
la testa che gira...
la chiamano dolce attesa
e nel ricordo sarà così.
 Guardo come a un miraggio
di verde fresco e gorgogliante
il momento del parto,
quando cavalcherò le onde del dolore
ma sarà un dolore benedetto
che ci porterà alla liberazione
entrambi,
quando il mio corpo si aprirà
ma la gioia dell'incontro
sarà più intensa del dolore.
Le urla del piccolo
le notti in piedi a cullarlo
il seno dolente per la montata
il capezzolo strapazzato
le ferite da rimarginare
e la schiena a pezzi
questo mi sembra un sogno di pace.
L'idea di poter appoggiare la creatura
ogni tanto
e che qualcuno la possa tenere
al posto mio,
l'idea di dormire magari mezz'ora
ma di sonno vero, rigenerante,

Poi nel ricordo questo sbiadisce
nel ricordo resta l'essenza:
I nove mesi sempre in compagnia
la tenerezza dei piccolo corpo
che si muove dentro al mio corpo
tutti i pensieri e gli impegni
che scivolano in secondo piano
voglia di casa, di famiglia,
di quiete, di silenzio
ondate di amore per i cuccioli
per il meraviglioso padre
della creatura che custodisco
sentirsi al confine tra questo
e il mondo da cui vengono le anime
andargli incontro per accoglierlo
su un ponte che è il mio stesso corpo
E' la natura stessa
che insegna
come creare spazio
buttare il superfluo
coltivare l'essenza
insegna ed è severa
obbliga impone
un corso accelerato
di evoluzione spirituale
senza interpellare la volontà

lunedì 3 agosto 2015

I due gemelli



"Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno dei due gemelli chiese all'altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi.
- Sciocchezze! Non c'è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre
gambe e ci ciberemo dalla bocca.
- Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d'alimentazione... Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
- Però nessuno è tornato dall'aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?
- Dove? Tutta intorno a noi! E' in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai?... Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa..."

storia tratta dal web

sabato 18 luglio 2015

Contrazioni

Tzimtzum è una parola ebraica che significa "contrazione". Un rabbino ebreo vissuto nella Spagna del Quattrocento, Isaac Luria, l'ha usata per risolvere il dilemma posto da questa lecita domanda: "Ma se è Dio è perfetto ed è ovunque, come ha fatto a crearsi uno spazio dove potesse esistere la Creazione? Se Dio è Tutto come può esistere qualcosa di altro da Dio? Come può essere stato creato il mondo dal nulla se il nulla non esiste?".

Per consentire questo miracolo, Dio ha dovuto ritrarsi, in modo da lasciare uno Spazio Vuoto dove potesse germogliare la libertà della sua Creatura. Per i mistici ebrei che stavano vivendo il dilaniante dramma dell'espulsione dalla Spagna (patria che amavano) e le persecuzioni della Santa Inquisizione, questo spiegava il senso profondo dell'Esilio. In fondo anche il Creatore aveva dovuto autoesiliarsi perchè potesse compiersi il suo progetto, allo stesso modo il suo popolo doveva dispedersi nella diaspora, andando in giro per il mondo a raccogliere le scintille di luce rimaste incastrate nei cocci dei vasi che erano stati posti nello Spazio Libero per contenere la luce divina ma che si erano spezzati per l'eccessso di Splendore e che alla fine dei tempi verranno Riparati ritornando alla perfezione e unità iniziale.

domenica 4 gennaio 2009

Consigli di un papà alle future mamme

. Ale mi ha detto: “invece di descrivere il parto alle tue amiche perché non scrivi come tenersi stretto marito o compagno che dir si voglia?” Dite che devo leggerci qualche messaggio subliminale? ...... .

bi-sogni e pre-sogni pre-parto

. Nelle ultime settimane di gravidanza mi capitava sempre più spesso di sognare la nascita del mio bambino e anche di pensare al parto, ma a collegare questi due eventi non ci riuscivo proprio. Immaginavo la mia esperienza, come affrontato il dolore, in che posizione, le emozioni, il ruolo di Ale e poi immaginavo il mio bambino appena nato, la mia nuova vita...ma non riuscivo a vedere una continuità logica tra la prima e la seconda cosa. Ogni sera mi addormentavo pensando me lo sento, sarà questa notte, domani avrò un figlio in braccio. La mattina gettavo un'occhiata nella culla per vedere se era arrivato. Nei sogni succedeva lo stesso, mi toccavo la pancia e sentivo un piedino o una manina che mi stringeva il dito, oppure un vagito e puf! eccolo lì vestito e sorridente. La verità è che non basta vedere film, foto, leggere, ascoltare, non te lo puoi immaginare. E' come cercare di immaginarsi come sia fare l'amore quando non hai mai baciato nessuno, non c'è verso di avvinarsi con la fantasia. Il tuo corpo non ne ha memoria e non riesce a raffigurarselo neanche in sogno. .

madre e pre madre

. Si cambia identità dopo. E per un bel po' quando dicevano “mamma” pensavo che parlassero della mia mamma o ciascuno della sua, non lo associavo a me. diciamo che nei 9 mesi ( per fortuna sono 9, ho continuato a ripetere finchè non ne sono passati 8 e cominciavo a pensare che forse 9 erano un po' troppi...ma in realtà dentro di me li ho usati tutti, se Jonas fosse nato una settimana prima non mi sarei sentita prona per diventare madre.) diciamo che quel tempo serve a molte altre cose oltre che a fare crescere a dismisura quella bestiolina che quando li vedi in braccio alle rispettive mamme ti sembrano così piccolini, ma quando pensi che devono uscire dal tuo corpo ti sembrano dei giganti! E' un tempo che serve innanzitutto per abituarsi all'idea che la vita cambierà in modo irreversibile ( solo la nascita e la morte sono davvero eventi irreversibili nella vita) e in cui si rivive un po' tutta la propria storia, perchè quando diventi madre non puoi impedirti di pensare a tua mamma e a immaginarti bambina e poi immaginare lei bambina e tua nonna come mamma e via di questo passo...per fortuna a immaginare la mia futura figlia come mamma ancora non ci riesco. Io ho avuto la fortuna che con la mia mamma avevo già superato una serie di fasi (da MAMMA a “la mia mamma” ( con orgoglio) a “mia madre”(sbuffando) a “mamma!”( con biasimo) a “mamma...” ( con condiscendenza) a “mamma, senti...” (alla pari) . Vi ricordate tutte quelle cose che avete pensato di vostra mamma giurandovi che mai vi sareste comportate così con vostra figlia? magari non l'avete mia pensato, buon per voi, perchè a ripensarci poi è imbarazzante. Perchè dopo aver dato per scontato che da grande sarei stata una MAMMA perfetta come la mia mamma ( ero all'asilo...va bene, forse anche fino alle elementari), e dopo aver pensato che non sarei mai stata una madre così ansiosa severa asfissiante e ricattatoria come mia madre (dalle medie al liceo), e dopo aver pensato con orrore che invece sarei proprio diventata come mia madre e avrei creato dinamiche simili a quelle che ci sono nella mia famiglia perchè in essa ero cresciuta e di essa mi ero intrisa (all'università) , ho pensato che invece sì, sarei stata una madre in parte simile a mia madre, ma perchè pensavo che infondo lei avesse fatto un buon lavoro ( basta vedere come sono venuta su bene!), ma soprattutto perchè lo sarei stata solo negli aspetti che avevo intenzione di emulare epurandoli di tutto ciò che ritenevo “non sano” per me. sarei stata severa ma indulgente quando necessario, come lei; avrei avuto attenzioni e mi sarei donata come ha fatto lei, ma eventualmente anche meno se mi fossi resa conto che poi avrei sentito il bisogno di farlo pesare; avrei ascoltato i racconti dei miei figli senza però pretenderli da loro, proprio come lei, ma avrei accolto anche le cose un po' dure da digerire per una madre senza dire “ma non si raccontano queste cose a una mamma!”; avrei dosato la libertà dei miei figli dando loro fiducia un po' più di quanto ha fatto mia mamma ( solo a 18 anni dopo 5 anni di fidanzamento ho avuto per la prima volta il permesso di stare fuori casa 2 giorni con Ale!) ma tanto per i miei figli sarà sempre troppo poco e mi accuseranno di essere all'antica e io non riuscirò a non dire “ai miei tempi”. eccetera... Per me adesso mia mamma è un esempio se non da imitare, su cui riflettere. Penso che sia stata un'ottima madre, anzi precisamente la madre di cui avevo bisogno per poter diventare quello che sono ( sì, io sono convinta che uno se li scelga i genitori in modo piuttosto simile a quello con cui si sceglie un compagno per la vita. Questo mi alleggerisce come madre perchè se farò errori saranno quelli che a Jonas serviranno per essere lui perchè se avesse voluto una madre senza errori se ne sarebbe scelta un'altra) .

l'ospedale pre-scelto

. Ma stavo dimenticando la mia maggiore fonte di angoscia più pura: L'ospedale. Il parto non mi preoccupava per niente, se non per il fatto di dover andare in ospedale. Non mi importava molto di come avrebbero trattato me (non mi hanno stupito o ferito più di tanto le battute piccanti del ginecologo-uomo- che mi ha visitata appena arrivata con le doglie, né la mancanza di tatto e di rispetto del ginecologo-uomo-che mi ha visitata ancora dolorante prima di andarmene dall'ospedale, né della ginecologa-donna- che, dopo ore con meravigliose e accoglienti ostetriche, è arrivata sul più bello sgomitando via tutte per salirmi coi gomiti sulla pancia, come se il problema fosse spingere dall'alto invece che lasciar aprire in basso, tutta orgogliosa di aver partorito mio figlio), l'unica cosa che mi agghiacciava e mi gettava nel panico era l'idea di dover lasciare mio figlio appena nato in un carrellino di plastica sotto una bella luce al neon a gridare terrorizzato insieme ai suoi simili, quando gli sarebbe bastato stare in braccio alla sua mamma per addormentarsi sereno. Io davvero penso che l'origine di tanti disturbi nella nostra società nasca da questa barbara usanza, tuttavia non voglio colpevolizzare le madri che dicono “ma dopo il parto hai voglia di riposarti un po' e ti fa piacere che te lo portino via”, è giusto, infatti in una situazione un po' più umana ci sarebbero varie donne che si prendono il neonato per portarlo alla madre ogni volta che ha bisogno di mangiare. E comunque vi garantisco che Jonas appena nato non faceva altro che dormire nella sua culla vicino a me, ero io che ero troppo emozionata per addormentarmi, ero io che avevo bisogno di sapere che il mio cucciolo stava bene e che se avesse avuto bisogno io c'ero. Aggiungo, già che ci sono che io sono stata l'unica, tra le 10 mamme che ho rincontrato dopo il corso pre-parto, alla quale in ospedale non hanno suggerito di utilizzare il latte artificiale qualora il neonato non fosse cresciuto in fretta. Forse perchè tutte loro hanno partorito alla Melloni dove la notte non si può dormire coi bambini, mentre io ho attraversato Milano per andare al Buzzi, dove ho potuto attaccare Jonas tutte le volte che si svegliava e al terzo giorno io avevo una montata lattea spropositata e lui aveva già smesso di perdere peso.)

mi pre-occupo e pre-parto

. sì, va bene, per onestà dovrei elencare anche le insicurezze, i nodi, le crisi...ma lo sapete che in questo ruolo di guru spontaneo preferisco fregiarmi delle mie vittorie che ostentare i miei inciampi e poi insomma su un blog che potrebbe leggerlo chiunque...infondo sono fatti miei. Ma se ciò che mi prefiggo è di poter essere utile a qualcuno con i miei racconti (oltre a nutrire il mio già espanso ego), forse sarebbe consigliato mostrare anche il mio lato umano, o lasciarlo intuire (amiche, per delucidazioni ci sentiamo poi a voce, qui accenno solo a volo, va bene?) dunque ansie paure insicurezze sì, ce le ho avute, crisi enormi da pensare di morire, grazie al cielo duravano qualche minuto e, come vedete non ne conservo grande memoria, erano un po' come le urla disperate di un neonato, appena il bisogno è appagato si dimenticano di tutto e quell'essere paonazzo incazzato nero e in fin di vita torna il paffuto serafico incantevole bambino da pubblicità. dunque un veloce elenco: -il corpo che cambia ( bellissimo il mio corpo trasformato, senza entrare nei dettagli, davvero ci avevo guadagnato e poi ho sempre avuto un ottimo rapporto col mio corpo e con tutto ciò che ne concerne, ma non c'è un cacchio da fare, momenti di panico ne ho avuti. è come subire una metamorfosi e diventare pian piano una sensualissima sirena, tutti ti vedono splendida e anche tu, ma hai dei momenti in cui guardi le squame, assisti alle tue gambe che diventano pinne e ti chiedi...ma piacerò come prima? tornerò come prima? mi puoi dire ancora che sono molto bella e anche più bella di prima, me lo dici subito?) -il meraviglioso papà (resterà meraviglioso anche dopo la fuoriuscita del marmocchio come lo fu al momento del concepimento? resterà meraviglioso durante tutta la metamorfosi da donna a balena? resterà meraviglioso dopo 9 mesi di servitù incondizionata? resterà tale dopo anni e figli e balene e lavoro e bollette e colpi di sole e traffico eccetera eccetera?-ma soprattutto IO sarò all'altezza di quello che vorrei offrirgli possibilmente per tutta la vita?) -la meravigliosa creatura (starà bene? ci sono rischi? me lo metteranno incubatrice? me lo porteranno via subito dopo la nascita? e se si ammalerà? io dentro dentro me lo sentivo che stava andando tutto bene e sapevo anche che se così non fosse stato sarebbe stato perchè era giusto così, e ne avrei trovato un senso, in realtà in generale ero molto fiduciosa e serena, però non c'è niente da fare: fa parte dell'umano avere paura di perdere ciò che ami, o contemplare la possibilità che possa non essere tutto come lo sogni...) -la meravigliosa vita DOPO (Do you belive in life after sons?...) -la meravigliosa futura mamma (sarò?)...ma questo merita un capitolo a parte (vedi madre e pre-madre) .

pre-umano

. La cosa più magica era questo sentirmi come sospesa tra due mondi ( forse chi stava in questo mondo mi trovava assente, sicuramente non ero lucida). Ero un ponte teso tra la terra e il cielo, attraverso il mio corpo, ora dopo ora, un progetto di umano prendeva forma ripercorrendo tutta la storia dell'evoluzione, una cellulina nel brodo primordiale, un cuore piccolo al galoppo nell'affanno di una crescita esponenziale, vertiginosa, poi le branchie, la coda, vari esperimenti, ossa del cranio buone per sviluppare un becco e poter volare, pellicce e altre forme extraterrestri, per poi modellare un buffo corpo da umanino sproporzionato pronto per ospitare uno spirito (fabbricato al momento? già usato? fabbricato all'inizio e tenuto in serbo per quel giorno? chi lo sa? io so solo che mi sentivo a metà tra la terra e un altra dimensione, io offrivo uno spiraglio e una scala ad un altro mondo per scendere sulla terra ma io stessa ero ospite di quel mondo e non ve lo so raccontare perchè lì non si usa la testa, non ci sono le parole e io senza parole non lo so raccontare e ciò che non so raccontare prende la stessa forma di ciò che non ho vissuto perchè non ha strade per entrare nella mia coscienza.) per questo non avevo preoccupazioni, mi sentivo scortata dovunque andassi, c'era perfino una lupa grigia e riservata che camminava qualche passo dietro di noi e vigilava su di noi... .

pre-occupazioni e pre-parativi pre-parto

. Dopo mesi di divani, immobilità, gesti misurati da tai-chi per non farmi venire le contrazioni (sì, avevo una specie di severissimo maestro zen dentro la pancia, appena facevo un movimento brusco o poco consapevole, o mi lasciavo sopraffare da pensieri convulsi e agitati, la mia pancia diventava durissima e dovevo restare immobile per 5 minuti), i giorni appena prima del parto ho iniziato a fare pulizie di fino su e giù per tutta la casa, ho imparato a usare la macchina da cucire e ho preparato tutto l'arredo per la culla, tutto un gran da fare come quando aspetti ospiti e ci tieni a mostrare la casa al meglio, e poi sapevo che le contrazioni non erano più un problema, anzi, erano benvenute per prepararci al grande evento (anche se l'ostetrica Anna ci aveva detto che per non essere trascinate nel vortice assurdo e spietato del “superamento della data presunta del parto”, più che fare il cambio di stagione e lavare i vetri ci conveniva una costante pratica sessuale- e non solo negli ultimi giorni!- e una buona preparazione fisica con esercizi e massaggi al perineo - per maggiori informazioni, amiche mie, ci sentiamo per telefono o dal vivo...) Quindi le mie pre-occupazioni delle ultime settimane sono state molto pratiche, volevo sapere quando sarebbe iniziato il travaglio, volevo avere tutto pronto, e mi sembrava pazzesco che un avvenimento che mi avrebbe cambiato completamente la vita dovesse arrivare così senza preavviso (quei nove mesi di preavviso evidentemente non mi bastavano, la mia vita era già cambiata ma ancora non me ne rendevo pienamente conto, la pancia era una sorta di parentesi obesa). Del resto nei mesi precedenti non ho avuto così tante preoccupazioni, ansie paranoie dubbi e incubi come pensavo. A parte il fatto che ero in una situazione super-privilegiata (papà della creatura meraviglioso, buon rapporto coi nonni, casa con affitto molto agevolato, lavoro flessibile e pure maternità pagata!!!) , ma credevo che sarei stata travolta da dilemmi (fare un figlio a Milano??!!!???in un appartamento in due??!senza giardino, orto, coetanei, camino, eccetera) e da insicurezze(io mamma?altro umano che dipende totalmente da me?) in realtà ero in uno stato di beata confusione, molto lontano da tutto ciò che si può definire razionale, era tutto attutito, ovattato, animalesco, fame subito, sonno adesso, coccole immediate (la famosa triade bacco tabacco e venere, o sesso droga e rock 'n roll, era diventata Orfeo Pantagruele e venere - la costante è sempre la stessa) e poi nausee, sonno che non riposa mai perchè là dentro si lavora pure la notte, corpo che cambia, scomodità e disagi vari per per quanto riguarda ciascuna delle componenti della triade sacra sopraccitata, contrazioni, ansie mediche, restrizioni alimentari e di altra natura... e come facevo a spiegare che però stavo benissimo? che mi sembrava di stare in paradiso? e non solo perchè il mondo mi coccolava... (10 minuti di sincero silenzio per tutte le donne che hanno vissuto questi momenti senza sostegno e amore, credo debba essere una delle cose più agghiaccianti del mondo, qualcosa di simile a quello che prova un neonato abbandonato in un cassonetto, perchè la donna incinta è il neonato che porta). .

pre-senza e pre-parto

. E' un rito di passaggio fondamentale, magico, è una prova in cui il dolore è una guida. Pensavo questo del parto e poi infatti è stato così. Forse se avessi pensato che fosse una disgrazia del cielo, una maledizione che sarebbe meglio evitare, un dolore mostruoso e senza senso...forse sarebbe stato così. La stessa esperienza medesima mi sarebbe sembrata così. O forse la verità è che, se avessi pensato che il parto sarebbe stato doloroso e mostruoso, sicuramente lo sarebbe stato più di quel che fu. Perché - diciamocela tutta – è qualcosa di disumano e travolgente, se non avessi saputo con certezza cosa mi stava succedendo e perché mi sarei terrorizzata a morte. Comunque io non avevo idee molto precise, prima. Sapevo bene tutto il processo fisico, avevo pure visto delle foto (mia mamma sostiene che non bisogna vedere foto del parto prima di partorire perchè fa impressione, ma io preferivo avere impressione dei neonati insaguinati altrui piuttosto che schifo e orrore del mio) però nessuno mi aveva raccontato di quale esperienza sublime e mistica fosse, necessaria e perfetta. L'unica informazione che veramente mi è stata utile è quello che ci ha detto Anna al corso preparto (ostetrica che supera l'immaginario idilliaco che io ho delle ostetriche in generale e che non è mai stato disatteso da nessuna sua collega che abbia conosciuto.), ha spiegato che, così come nel rapporto sessuale il piacere porta a lasciarsi andare e conduce all'orgasmo, nel parto è il dolore ad essere guida e a spingerti ad abbandonare ogni resistenza e “lasciare andare”. Perché il parto altro non è che “lasciare andare” quella creatura che all'inizio era una parte di te e lentamente diventa un sé (molto lentamente, diciamo nel giro di qualche anno...una trentina? forse di più...ma di questo parleremo un altra volta). In realtà io non ho percepito quel lutto, o baby blus o depressione post partum o crollo ormonale con pianti e ansie, insomma tutte quelle cose che ormai siamo tutte giustificate -e incoraggiate- ad avere dopo il parto per via della separazione. (vi racconterò un'altra volta che la prima separazione da lutto e tristezza io ce l'ho avuta solo con lo svezzamento, perchè in realtà dopo la nascita la gravidanza continua, solo che puoi guardare negli occhi la tua creatura, tenerla in braccio e soprattutto a volte puoi metterla GIU' o darla a qualcun altro...beh, sì e poi puoi sentire il profumino dei suoi escrementi e la sua dolce vocina incazzata se non fai subito ciò che devi fare, ma per il resto tutto procede come prima, hai sempre fame, sempre sonno, sei rinconglionita, ti svegli un po' di volte per notte e non sei padrona del tuo corpo) .

martedì 16 dicembre 2008

Fare spazio

. c'è una domanda che si sono fatti degli ebrei: “Ma se Dio è Tutto ed è dovunque, come fa a esistere qualcosa che non è Dio? Come fa Dio a creare il mondo dal nulla se il nulla non esiste?” la risposta di Rabbi Luria è stata che Dio ha fatto tzimtzum, cioè si è concentrato o contratto per lasciare spazio alla creazione. Pensavo che amare volesse dire offrire, esserci, donare se stessi, ma forse il più grande gesto d'amore è farsi da parte e lasciare spazio, dare la libertà a chi si ama. Quando un esserino con le branchie e la coda e un cuore che batte al galoppo decide di entrare in una pancia, il corpo comincia a muoversi per fargli posto da quel momento ci si prepara a una nuova vita che dovrà fare i conti con questa altra creatura e con lo spazio di libertà che si dovrà offrirle. Per ricordarmi questo ho deciso che non avrei scelto il suo nome prima di averlo visto in faccia, per non iniziare da subito a imporre le mie aspettative sulle sue potenzialità. Volevo che avesse il diritto di essere diverso da come me lo immaginavo. .

L'Attesa

. Bighellonavo per Roma cercavo qualche chiesa con un Caravaggio c'era un sacerdote con l'accento russo, buffo “dobbiamo prepararci nell'Attesa del Bambino” -si dice così sotto natale- sì, ma avremmo dovuto iniziare 9 mesi fa... e ho iniziato a pensare a tutte le abitudini sane che avrei voluto avere in gravidanza. Però le abitudini son iniziano da un giorno con l'altro e poi prima di accorgersi di essere in attesa passano settimane Così ho deciso di iniziare da subito le abitudini sane. Era 3 anni fa e non sapevo quando e con chi e se avrei fatto figli. La mia gravidanza è iniziata così, un po' in anticipo. Ho intuito che se volevo che un essere avesse l'occasione di fare il suo percorso sulla terra passando attraverso a me dovevo essere disposta a offrire il mio corpo e la mia anima ogni giorno. In che modo? Avendo cura di me. Ma questo è il primo passo per qualunque gesto d'amore verso l'Altro .